«Aliquota unica al 15%». La sfida di Salvini

Domenica, 14 Dicembre, 2014

Il leader con l'ideatore della «flat tax». Un altro segnale agli elettori di centrodestra

MILANO «Questa non è una semplice riforma fiscale. Questa è una gigantesca rivoluzione culturale contro la concezione di sinistra dello Stato, basata sul sospetto e sull'invidia». Dopo il no all'euro, Matteo Salvini presenta il secondo pilastro della sua nuova Lega: la flat tax, un'aliquota fiscale unica al 15% sia per le persone fisiche che per le imprese, praticamente senza deduzioni se non quelle per i figli. Salvini lancia il cuore oltre l'ostacolo: «Non ci basta che la Lega sia in buona salute, noi siamo qui per vincere, non per partecipare. Siamo all'inizio di una splendida avventura che cambierà il Paese da Nord a Sud». La sfida è ambiziosa, ma il leader leghista ci crede: «Fino a poco tempo fa sull'uscita dall'euro sembravamo dei matti, ora dettiamo l'agenda politica. È lucida follia». L'aliquota unica, oltre ad avere il fascino innegabile della proposta facilissima da spiegare («Pagare meno per pagare tutti, l'evasione diventerebbe priva di senso»), ha un'utilità marginale che tanto marginale non è: potrebbe essere una delle fondamenta su cui ricostruire un centrodestra oggi disperso. Di questo, tra l'altro, hanno parlato Silvio Berlusconi e Matteo Salvini nel faccia a faccia dello scorso mercoledì. E in vista della presentazione di ieri, il capo di Forza Italia ha diffuso una nota per dire che «nelle scorse settimane, ragionando sulle riduzioni del prelievo fiscale, abbiamo riproposto il progetto di una flat tax, che avevamo già proposto nel 1994 ma che non è stato possibile realizzare» negli anni di governo «per la contrarietà degli alleati, dell'opposizione e dei presidenti della Repubblica a cui l'avevamo rappresentata». Insomma, Lega e Forza Italia avrebbero trovato un nuovo terreno di incontro. Anche se ieri Salvini è tornato a ripetere di non essere «interessato a formule già viste». La tassa unica proposta dalla Lega è in realtà quella elaborata da Armando Siri, il fondatore del Partito Italia nuova (Pin), sottoposta al responsabile economico della Lega Claudio Borghi Aquilini e poi «certificata» dal guru dell'università di Stanford Alvin Rabushka, super consulente di parecchi dei 38 Paesi del mondo in cui già sono in vigore forme diverse di flat tax con aliquote diverse. Ieri Rabushka era sul palco con Salvini. Dopo aver fornito parecchi dati sconfortanti sull'economia italiana, il pezzo forte della sua presentazione è stato il modello di dichiarazione dei redditi da lui messo a punto: gli obblighi con il Fisco sarebbero assolti con un formulario di mezza pagina e dieci righe contate. Inoltre la tassa, seppur «piatta» sarebbe «informata a criteri di progressività» come prescrive l'articolo 53 della Costituzione. Nei prossimi mesi, arriveranno altre tappe della «rivoluzione economica» leghista. Ieri Salvini se l'è presa con le banche, «a cui non basta mai, e adesso vogliono pure lasciare a casa 30 mila dipendenti. Ecco perché vediamo banchieri e finanzieri al voto per le primarie del Pd». Ovviamente, il leader leghista non ha dimenticato Matteo Renzi: «Il semestre italiano è andato, e lui cosa ha portato a casa? Se c'era un tema su cui incatenarsi alle porte dell'Unione era l'etichettatura del Made in Italy. E invece, neanche se ne è discusso»

(Fonte: Corriere della Sera, Marco Cremonesi)