“Partecipazioni statali? Per la Lega non è un tabù”

Lunedì, 6 Agosto, 2018

Senatore Armando Siri, Matteo Salvini chiede di non svendere le aziende italiane.

 

Per lei che si trova al ministero delle Infrastrutture nel ruolo di Sottosegretario, cosa vuole dire? Tra l’altro si sta occupando in prima persona del dossier Alitalia: quando presenterete il piano industriale?

«Stiamo lavorando a tempo pieno per trovare una soluzione importante per Alitalia. Tra settembre e ottobre il piano industriale sarà pronto con l’idea di avere una forte e competitiva compagnia di bandiera.

Alitalia, è un asset strategico. Vogliamo trovare la soluzione più appropriata, fare un passo definitivo per evitare di ritrovarci dopo un anno con gli stessi problemi di sempre.

Stiamo valutando una soluzione tutta italiana e vogliamo salvaguardare i posti di lavoro.

Stiamo dicendo no al taglio occupazionale. Il nostro obiettivo è proteggere i posti di lavoro e trovare il posizionamento strategico di Alitalia in un Paese come il nostro ad altissima vocazione turistica».

Questa è una logica di tipo protezionistica che richiede un forte intervento dello Stato nell’economia. «Chiamatela come volete. Un giorno ci chiamano turboliberisti, un altro statalisti. Io so solo che in passato abbiamo distrutto le Partecipazioni statali e svenduto le aziende italiane indebolendo il nostro Paese. Attenzione, partecipazione statale significa proprietà dello Stato, ma la gestione è manageriale. Quando funzionava bene, l’Italia era un grande paese industriale. Quando invece abbiamo svenduto, si sono create le good company e hanno portato via i migliori asset e lo Stato si è tenuto le bad company, mettendo sul gruppone della fiscalità generale i costi. Alla fine l’Italia è caduta in basso e le aziende italiane sono finite nelle mani degli stranieri. Eravamo un grande Paese, oggi contiamo meno di prima».

Tutto questo richiede grandi risorse. Così come ne occorrono per fare la flat tax e il reddito di cittadinanza. Non a caso, infatti, il ministro Tria chiede ai partiti prudenza.

 

Lei che è il teorico della flat tax pensa che sia veramente un primo passo in questa direzione applicare il regime forfettario del 15% solo ad una platea più ampia di partite Iva? Oppure lo considera un passo falso?

«Potrebbe essere un primo passo, sicuramente non è sufficiente a generare la crescita auspicata. La flat tax funziona come un antibiotico: se si sbaglia posologia non solo non si cura la malattia, ma si rischia la recrudescenza e poi avrai bisogno di maggiori dosi per tempo prolungato. In poche parole, rischiamo di avere un dispendio di risorse senza ottenere la crescita sperata».

Il ministro Tria non sembra voler forzare la mano all’Europa. «Vedo un atteggiamento poco coraggioso quando si deve parlare in Europa. Se a Bruxelles andiamo con un piano forte per la crescita, sono convinto che avremmo sostegno dei nostri partner. È loro interesse avere un’Italia forte che cresce». Sembra sottovalutare il nostro enorme debito pubblico

 “Per Alitalia stiamo valutando una soluzione tutta nazionale per salvare i posti di lavoro”

«Il problema del debito pubblico deve essere ridimensionato perché a 2.200 miliardi di debito pubblico corrispondono 5.000 miliardi di risparmio privato. Il problema è costituito dai titoli di Stato che sono nelle mani di soggetti stranieri. Noi dovremmo essere in grado di incentivare le famiglie e i risparmiatori italiani a investire in titoli di stato offrendo loro sgravi fiscali. Io con un gruppo di esperti stiamo lavorando a una proposta dettagliata che verrà presentata ai presidenti delle commissioni bilancio e finanza della Camera e del Senato e al ministro dell’Economia: la creazione di uno strumento individuale di risparmio ( Cir) che va in questa direzione. Se la maggior parte del debito pubblico fosse nelle mani dei italiani non ci sarebbe più il problema dello spread».

 

I 5 Stelle frenano sulle grandi infrastrutture: non pensa sia più utile fare investimenti al Sud meno grandiosi?

«Guardi l’uno non esclude l’altro. Quanto alla Tav ci evita di avere tre milioni di tir che vanno dall’Italia verso la Francia. Capisco l’attenzione per l’ambiente, ma incentivare il traffico su rotaia e limitare quello su gomma va proprio in questa direzione».

Il ministro Toninelli contesta i costi-benefici della Tav.

«Per la verità nessuno finora ha dimostrato che i costi sono superiori ai benefici e non mi sento neanche di liquidare il lavoro fatto finora. Toninelli dice che i dati sui benefici sono farlocchi? Non mi sento di giudicare farlocchi dati messi sul tavolo da parte degli esperti. Mi sembra ci sia un pregiudizio di fondo».