Confindustria spieghi qual è la flat tax che preferisce

Sabato, 10 Febbraio, 2018

MILANO «Sono contento che Confindustria, a quattro anni dal deposito della nostra proposta in Parlamento, appoggi il progetto di rivoluzione fiscale». Armando Siri è l’economista della Lega autore dell’adattamento all’Italia della flat tax. Ma, aggiunge, «mi chiedo a quale aliquota pensino gli industriali».

 

Se alla vostra o a quella proposta da Berlusconi?

«Certo. La nostra è al 15%, più bassa di nove punti rispetto all’attuale Ires. Quella di Forza Italia è al 23%: dato che oggi è al 24%, avrebbe ben pochi effetti».

 

Quale sarà il punto di incontro?

«Io ancora non ho capito perché dobbiamo distinguerci su questo. Se vogliamo davvero il rilancio, l’aliquota giusta è 15% anche se in fondo penso che per Forza Italia sia soltanto una questione di marketing elettorale. Ma è un peccato perché su questo progetto dobbiamo avere il massimo dell’unità e della coerenza».

 

Non è un salto troppo impegnativo quello dal sistema attuale alla flat tax?

«La flat tax sarà nella prossima finanziaria. Quindi, abbiamo tutto il 2018 per valutare l’extra gettito della pace fiscale, che servirà a finanziare la fase di passaggio».

 

 

La «pace fiscale» è il condono sulle vecchie cartelle esattoriali?

«Il nostro progetto prevede la chiusura a saldo e stralcio dei debiti dei contribuenti in regola con la dichiarazione dei redditi che non riescono a far fronte al pagamento delle cartelle. Vale per quelle fino a 100 mila euro, per un totale di massimo 200 mila euro. La riduzione sarà su tre aliquote: a seconda delle condizioni economiche, si dovrà pagare il6%,il10%oil25%della cartella».

 

Ha torto chi dice che la flat tax premia i ricchi?

«Ha torto e dimostra di essere ostaggio di pregiudizi ideologici. Il 15% su 10 milioni è cosa diversa dal 15% su 20 mila euro. Il punto è che lasciamo nelle tasche delle famiglie 48 miliardi per rimettere in moto i consumi. E poi, il Paese tornerà ad avere politiche industriali».

 

Da cosa intendete partire?

«L’Italia deve conquistare la leadership nella logistica del Mediterraneo. Da Suez passano container che valgono 500 miliardi all’anno di sdoganamento e indotto, di cui noi intercettiamo solo il 10%. Il resto finisce nei porti del Nord Europa. Mentre i cinesi hanno comprato il Pireo e vogliono finanziare l’alta portabilità nei Balcani: il che taglierebbe fuori l’Italia».

 

Marco Cremonesi

 

Fonte: Corriere della Sera