Dategli le brioches

Venerdì, 24 Maggio, 2013
Letta

La leggenda narra che pressapoco in questo periodo dell’anno, intorno alla fine di maggio del 1789, a Versailles, la Regina Maria Antonietta avesse pronunciato la celebre frase: “i parigini vogliono il pane? Dategli le brioches”. Una battuta ironica che alla fine le costò la testa.
Ma la storia, si sa, insegna. Così 224 anni dopo, i governanti dell’Europa “democratica” conoscendo quel tragico epilogo sanno come evitare che anche la loro testa possa essere in serio pericolo trovandosi come la regina di Francia a dover far digerire ai Cittadini la stretta di una recessione economica, che oggi come allora favorisce pochi ricchi speculatori a scapito di interi popoli.
Il Governo bipartisan appena insediato sta dando prova di questa saggezza e sta preparando le giuste contromosse all’inasprirsi della tensione sociale che in modo particolare colpisce il ceto medio e il tessuto economico della piccola media impresa, con pesanti quanto inevitabili conseguenze sul piano occupazionale.
Si rende più che mai necessario abbassare la tensione e fare in modo che tutto cambi affinché nulla cambi e perché ciò si realizzi si sta lavorando a provvedimenti ad hoc per il “popolo” il quale, in preda alla cieca rabbia, può essere sedato al contrario con lucida astuzia.
Cosa chiede il popolo? Sembra domandarsi il saggio e rassicurante Enrico Letta. “Tagli ai privilegi della “casta”, smantellamento dei partiti, e un po’ di galera per qualcuno”.
Ottimo! Dunque sono in pochi, e soprattutto poco conosciuti, si sarà rassicurato Letta, quelli che chiedono: azioni concrete di incentivo allo sviluppo, un piano di intervento efficace sull’occupazione, un’iniezione di liquidità per imprese e famiglie? Tutto ciò che necessariamente richiederebbe la ridiscussione in sede UE del Trattato di Lisbona in particolare sui punti che riguardano l’obbligo del pareggio di bilancio e il ritorno alla Sovranità Monetaria.
Media e collaboratori debbono aver rassicurato il Presidente del Consiglio facendogli notare che anche il Movimento 5 stelle sembra depistare la questione.
Grillo sta facendo il giro in tondo sulla questione, parlando ai suoi di un ipotetico referendum sull’Euro, evitando così uno scontro frontale che potrebbe creare seri problemi in questa fase. Fortunatamente, si rincuoreranno tra i corridoi del Palazzo, il referendum sull’Euro è al di fuori di quanto previsto dall’Ordinamento vigente. L’art.75 della Costituzione parla chiaro: non è ammesso il referendum sui trattati internazionali. Questa strada è un vicolo cieco come lo è stato il famoso referendum sull’abbassamento degli stipendi ai politici caduto nel nulla perché fuori dalle procedure.
Sembra dunque che tutto prosegua nella demagogia più assoluta condita da un po’ di provvedimenti anti-casta come l’ennesima finta abolizione del finanziamento ai partiti e l’altrettanto nebulosa abolizione dell’IMU. Poi al momento opportuno, siccome ovviamente non potremo rispettare il pareggio di bilancio, arriverà il momento di dimostrare al popolo quanto è salvifico il MES (il cosiddetto fondo Salvastati). A quel punto, aperta la strada del baratro, del debito perenne con questo organismo Sovranazionale, ogni tentativo di rivolta svanirà dissolto nel limbo di una ragione più grande. L’Europa. L’Italia impotente sarà a quel punto pronta a cedere pezzo per pezzo il suo patrimonio, e anche la sua dignità, in cambio di un po’ di elemosina. Che fine avrà fatto la richiesta fatta dal Partito Italia Nuova al Movimento 5 Stelle dell’avvio di una richiesta parlamentare sulla ridiscussione del Trattato di Lisbona che possa coagulare le forze presenti in Parlamento a livello trasversale, che hanno una posizione critica sull’Eurozona? Un’iniziativa che se spinta dall’autentica volontà di ottenere un risultato potrebbe dare buoni frutti e potrebbe portare l’Aula a votare una mozione che impegni il Governo a portare in sede UE la questione Euro in modo vincolante. Il tutto nel rispetto del nostro ordinamento attuale. Un’iniziativa che si può arricchire con l’avvio della modifica dell’art. 75 della Costituzione per poter sì, a quel punto, fare un vero referendum sull’Euro. Tutto tace e il fondo Salvastati potrebbe essere utilizzato per sedare gli animi ed iniziare a distribuire un po’ di reddito di cittadinanza in cambio di una moderna schiavitù. Del resto, penseranno al Palazzo: “non hanno chiesto lavoro, sviluppo, sovranità, e dignità. Hanno voluto le brioches e gliele abbiamo date.” Se avessero chiesto il pane, sarebbe stata tutta un’altra storia.

Armando Siri