Euro sì, euro no: nove economisti a confronto in rete

Venerdì, 24 Marzo, 2017

Nove osservatori alle prese con la domanda delle cento pistole del Sole 24 Ore: l’Unione fa la forza della nostra economia? Le risposte non sono affatto scontate.

L’euro e noi / Ripartire dal mercato unico e dall’Europa dei popoli.

La moneta è uno strumento convenzionale privo di valore intrinseco, ma rappresentativo dell'economia reale che esprime. L'Euro nasce dunque con un vizio d'origine, essendo una moneta che non rappresenta un'unica economia omogenea, bensì 19 realtà tutte diverse tra loro. Ci si sarebbe dovuto chiedere fin dall'inizio come avrebbe potuto una moneta unica rappresentare contemporaneamente un Paese come la Lettonia, dove lo stipendio medio è di 900 euro, e il Lussemburgo, dove invece è di 3.000 euro. Oppure ancora l'Austria, in cui il tasso di disoccupazione è del 5% e l'Italia, in cui è al 12%. 

Questo, da solo, può essere un motivo sufficientemente valido per dichiarare la moneta unica priva di senso e, anzi, nociva per quelle economie come l'Italia che hanno sempre avuto una vocazione all'export verso i Paesi Europei e che grazie alla propria moneta hanno potuto mantenere a lungo in attivo la Bilancia dei pagamenti. Non solo, anche gli obiettivi e i propositi della Banca Centrale Europea contengono ab origine il germe del fallimento. 

Come si può pensare di tenere lo spazio Euro vincolato a un obiettivo inflativo entro il 2% senza contemporaneamente prevedere un uguale target minimo di occupazione? È evidente che l'obiettivo della moneta unica era quello di favorire l'unificazione della Germania e che il costo di quell'iniziativa doveva essere addossato alle altre economie europee. Così i tedeschi, che prima del 2000 avevano una Bilancia dei pagamenti negativa, oggi registrano un surplus che sfora platealmente i parametri concordati a Maastricht. Il cambio fisso e la forte contrazione inflativa hanno inoltre garantito patrimoni e capitalizzazione a scapito del conto economico delle imprese, dello sviluppo, del lavoro e della vera competizione industriale. Alcune lobby privilegiate hanno compiuto una scelta egoistica pensando all'architettura Euro come forziere per i loro capitali, che però oggi comincia a rivelare crepe sempre più significative e con esse tutte le sue contraddizioni e i suoi effetti nefasti.  

Occorre il coraggio di superare la moneta unica, re-introdurre le divise nazionali, restituire allo Stato la piena sovranità nella politica monetaria e la potestà dell'emissione, pur mantenendo fermi gli obiettivi di cooperazione, sussidiarietà e condivisione dei valori europei. Il mercato unico di libero scambio e libera circolazione delle merci deve essere il punto di ripartenza di una rinnovata Europa dei Popoli e delle nazioni, capace di chiudere le porte senza esitazione ai players del mondo che vogliono competere senza rispettare le basilari regole della democrazia, della libertà dell'individuo e della dignità del lavoro.

(fonte Il Sole 24 Ore Armando Siri)