Facciamoci un dono e riprendiamoci un po’ di pace

Martedì, 20 Agosto, 2013
il nostro riflesso
Non cercate la ragione in un solo posto o in una sola persona, perché non la troverete.

Possibile che qualcuno possa continuare a credere che nel nostro Paese tutto il bene stia da una parte e tutto il male dall’altra? Se chiunque di noi fosse autenticamente sincero con se stesso, ammetterebbe che questa divisione così netta è impossibile oltre che ingiusta.
Quando viviamo un conflitto con un altro essere umano, quando ci ergiamo a giudici e censori del comportamento altrui, cosa stiamo facendo se non chiudere gli occhi su noi stessi? Chi può davvero affermare di essere un “giusto”?

L’Umanità dopo duemila anni sta cercando ancora di dare un senso che risuoni autentico all’esortazione evangelica “porgi l’altra guancia” rivolta a colui che è in lite con il suo prossimo. Questo provocatorio invito non avrebbe senso se lo si intendesse: permetti a qualcuno che ti schiaffeggia moralmente o fisicamente di continuare a farlo e non ne avrebbe neppure se lo si volesse far intendere: se ti danno uno schiaffo fai finta di niente e non dire nulla. Chiunque sente che questi significati sono vuoti.
Porgere l’altra guancia è invece l’invito rivolto a chi è in lite con il proprio “fratello” ad Accorgersi che quello che non gli piace nell’altro, che tanto lo fa arrabbiare e che proprio non può sopportare non è che una parte in ombra di se stesso con cui non è in pace. L’altro (come generalmente gli “altri”) sono solo il nostro specchio. E’ difficile, molto difficile ammetterlo, ma solo se facciamo pace con noi stessi possiamo evolverci singolarmente e come Società, altrimenti non faremo altro che perpetrare gli stessi schemi, la stessa sofferenza e lo stesso dolore che l’Umanità infligge a se stessa da troppo tempo. Non sentite anche voi un profondo bisogno di pace, di armonia, di ammissione di responsabilitá reciproca? Ma non aspettiamo che sia l’altro a farlo per primo! Ciascuno lo faccia e basta. Faccia un dono a se stesso e per-doni suo fratello. Proprio come diceva San Francesco: “dividete il peccato dal peccatore”.

La “parte”, che in Politica dovrebbe rappresentare solo la differenza di punti di vista su determinate questioni della Società per poi discuterle cercando il raggiungimento del bene comune, si è trasformata invece in una colossale macchina di odio, in una sanguinosa battaglia per conservare e far prevalere la propria ragione assoluta sull’altro, per schiacciarlo e chiederne la testa. Penso soprattutto a coloro i quali nelle scorse elezioni si sono candidati per contribuire ad una “riscossa”, un moto di fierezza e di rinnovamento per il nostro Paese. In particolare in questi Cittadini molti italiani hanno generosamente riposto la fiducia perché generassero un cambiamento che potesse ridare spinta ed energia a quel genio tutto italiano che è capace di riscossa anche nei momenti peggiori. E invece nulla. L’energia che ha prodotto quella spinta era ed è ancora troppo carica di risentimento per poter dar forza a quel po’ di pace interiore e di ripresa esteriore di cui c’è tanto bisogno. Le cose sono avvenute e adesso ci si può riflettere sopra cercando soluzioni e miglioramenti. Senza giudicare, perché nel Cuore di ciascuno, anche il più rabbioso, c’è sempre la convinzione di voler il bene del prossimo, ma manca spesso quel bene autentico per se stessi che ci consente di essere in pace con il proprio animo. Lì si annida e si produce il veleno che consuma lentamente tutti coloro che non si accorgono della sua nefasta presenza in corpo e lo coltivano inconsciamente. Da troppo tempo questo Paese è afflitto da una guerra fratricida tra fazioni politiche impegnate più a darsi battaglia personale che a fare il bene del Paese. Il risultato è che quest’ultimo è sempre più allo sbando e i Cittadini sono sempre più avviliti. Possibile che si pensi di risolvere questo conflitto solo giustiziando qualcuno, fosse anche il peggiore di tutti? Siamo sicuri che in campo rimarrebbero solo i migliori? Mi chiedo spesso: si può davvero godere ed essere soddisfatti della sofferenza umana di un altro individuo, chiunque esso sia? Occorrerebbe il coraggio di concludere questo capitolo doloroso degli ultimi 20 anni e concederci un cambio di linguaggio, di propositi, di idee, di progetti. Ci sono davvero in Parlamento santi e buoni che hanno ragione e basta? Eppure anche ai bambini quando litigano si spiega che la “ragione”, così come il torto, non stanno da una parte sola. Ma spesso come tutte le cose dette dagli adulti ai bambini, perdono di significato quando gli adulti stessi si smentiscono con l’esempio. Abbiamo maggiore bisogno di una Società disposta a perdonarsi, a stringersi la mano e capace di tornare in armonia perché ciascuno, perdonando l’altro, perdona anche se stesso e chi può dire di non aver bisogno di essere perdonato? Non cadiamo nell’inganno di voler dare un peso differente ad ogni questione, perché non c’è misura che possa giustificare il nostro torto e sostenere la nostra ragione. “Voi non giudicate e non sarete giudicati e con la stessa misura con cui giudicate sarete giudicati” disse duemila anni fa Colui che anche per questo salì sulla croce. Ce lo mandarono coloro i quali aveva amato di più, coloro i quali nel momento in cui erano stati chiamati a giudicarlo gridarono: Barabba!! Oggi possiamo cambiare questa energia, possiamo guardarci dentro ed Accorgerci che non abbiamo più bisogno di soffrire per pagare questa colpa.

Armando Siri