Flat Tax: La più importante riforma fiscale dal Dopoguerra

Martedì, 18 Luglio, 2017
Armando Siri e Matteo Salvini

È dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 che in Italia si parla, e si sogna, dell’agognata Rivoluzione Liberale che tante risorse avrebbe liberato a favore dei contribuenti, spingendo la famosa spirale positiva dell’economia verso un surplus dei consumi, della produzione, del lavoro, dei redditi, del PIL e quindi dell’agio collettivo.

Poi vent’anni sono passati e il Paradiso Fiscale è diventato l’inferno tributario che tutti conosciamo, lo Stato non solo non ha mai abbassato realmente e concretamente la pretesa-pressione fiscale, ma addirittura, s’è inventato nel tempo strumenti sempre più crudeli per esigere la sua enorme razione di tasse.

Il centrodestra, imperniato e costruito attorno alla pacificazione erariale, s’è sbriciolato lungo questo percorso, non solo per questo ovviamente, avendo mancato il bersaglio essenziale della sua esistenza moderna. Poi però da qualche anno questo focolare si è riacceso, riattivato nel corpo esangue da drenaggio impositivo. Armando Siri ci ha “obbligati” a tornare al tavolo della speranza, proponendo la Flat Tax.

Tassa unica, piatta, motore eccezionale delle riprese economiche ovunque sia stata applicata, capace di cancellare in un colpo solo il complicatissimo testo unico delle imposte e rimodulare l’IRPEF e l’IRES su un unico scaglione al 15%.

“Ma non aiuta i ricchi?” L’obiezione che si sente più spesso, semmai aiuta i ceti più deboli ad avere qualcosa in tasca in più, e permette ai più abbienti di spendere più denaro, incentivando la creazione di nuovi posti di lavoro, e tanti meno poveri in giro per le strade. Allora, evidentemente, la domanda giusta sarebbe: “Ma così non diventiamo tutti un po’ più ricchi?”

La risposta è “Sì”, anche se crediamo di non meritarlo, anche se da mattina a sera ci dicono che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre capacità”, che sarebbe stato morale avere un cambio suicida con l’euro, che il taglio del welfare, la spending review, ci avrebbe salvati tutti. Per lustri ad una economia in deperimento hanno stretto le maglie della dieta, sino al collasso dell’occupazione e al decremento del Prodotto Interno Lordo.

La soluzione c’è, la ignora solo chi non vuole osservare, e probabilmente per la miopia da malafede non c’è cura. La tassa piatta al 15% di cui è stata depositata la proposta in Parlamento dalla Lega, è corredata di studi, tabelle, costi. È una aliquota mediana che regala il massimo ristoro fiscale alla più elevata fascia di contribuenti, prevedendo un sistema di deduzioni fisse su base famigliare che modulano la pressione reale a seconda della propria capacità contributiva, in pieno rispetto del comma 2° dell’Articolo 53 della Costituzione Italiana.

L’operazione costa 60 miliardi di euro, o meglio, fa incassare all’opulento corpo statale sessanta miliardi di euro in meno, lasciandoli nelle tasche dei cittadini italiani. Questo, non solo senza precludere o tagliare l’assistenza sociale essenziale e tutti i servizi già garantiti dallo Stato, ma incentivando una naturale emersione del nero, uno sfoltimento della spesa improduttiva, ed un saldo e stralcio delle cartelle Equitalia in incaglio ed oggi insolute.

La manovra in sostanza, riporterebbe i conti in equilibrio già nel giro di 1-2 esercizi, e poi, se così non dovesse essere, sono previste le solite clausole di salvaguardia che ad ogni programmazione economica il Ministero dell’Economia inserisce, come è d’uopo per un qualsiasi Bilancio Nazionale.

E allora dov’è la difficoltà? Nella nostra testa. Il più grande freno è la mancanza di coraggio, di conoscenza della materia, e del diffuso quanto irrazionale senso d’angoscia che ci cattura non appena l’euforia della buona notizia si dissolve. 

Pagare meno per pagare tutti è possibile, realizzabile, e spiegato nero su bianco. Insomma, la rivoluzione fiscale di Armando Siri per il Paese è a portata di tutti, non ha etichette né colori politici, ma ha il solo grande obiettivo di rendere consapevoli i contribuenti che possono liberarsi dalla custodia cautelare dei vincoli, e tornare a respirare.

(fonte: Il Populista.it Andrea Lorusso)