Il fanatismo islamico, Alitalia e l’effetto collaterale della globalizzazione.

Martedì, 13 Gennaio, 2015

Il denaro non ha nessuna religione ed è di tutte le religioni. E’ il vero “Dio” di ogni tempo. E’ per lui che si è sempre combattuto, conquistato e ucciso. Dietro il paravento delle credenze religiose si è sempre celata una resa dei conti tra gli uomini in terra e non tra i diversi Dei in Cielo.  Sono cose risapute e che troviamo ben riassunte in un passo di questa poesia di Trilussa, “Ninna nanna della guerra” in cui 100 anni fa lucidamente scrive: “Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che commanna; che se scanna e che s’ammazza a vantaggio de la razza o a vantaggio d’una fede per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo ar Sovrano macellaro. Chè quer covo d’assassini che c’insanguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe li ladri de le Borse.”

Non è cambiato nulla.

Oggi la globalizzazione ha enfatizzato la lacerazione schizofrenica tra i precetti religiosi e la vita quotidiana e questa lacerazione colpisce in modo prevalente i residui di una credenza, come quella islamica, che impone ancora modelli di comportamento medioevali ai popoli, ma emancipa largamente le classi dirigenti che al momento di fare affari non si fanno lo scrupolo di evitare gli “infedeli” .
Il denaro e il potere mettono tutti d’accordo oppure al contrario creano le guerre, quelle vere. In fondo anche gli spot che girano sulla Rai ci ricordano che grazie all’Europa unita abbiamo mantenuto più di 50 anni di pace. Infatti l’Europa unita nasce da esigenze economiche, dal mercato comune e da una moneta comune. Non c’entra nulla con il bene dei popoli. E fino a che reggeranno questi interessi (ancora per poco) ci sarà pace, altrimenti sarà di nuovo guerra. Forse di bottoni, ma guerra. Il mercato globale coinvolge sempre di più nuovi players nel grande risiko del potere,  in particolare i paesi arabi di religione islamica. Questi paesi si sono progressivamente emancipati dalla condizione di meri custodi delle ricchezze derivanti dal petrolio e hanno iniziato a diversificare gli investimenti diventando a pieno titolo protagonisti del mercato mondiale. Senza andare lontano e scomodare la borsa di Londra e di Wall Street dove gli arabi sono protagonisti da più di 30 anni, basti pensare che la nostra compagnia di bandiera Alitalia oggi batte bandiera islamica, così come molti alberghi di lusso nelle grandi città o nei posti turistici più rinomati. Ma la finanza araba non si fa mancare neppure una presenza sempre maggiore nelle nostre realtà industriali, creditizie, immobiliari, alimentari, della moda e persino nel calcio come nel caso di Gucci e Juventus.

Gli affari appianano ogni divergenza da sempre, ma mentre fino almeno a 100 anni fa questa materia era riservata alla consapevolezza di pochi individui e le popolazioni sia a occidente che ad oriente erano tenute nell’ignoranza e la guerra tra poveri era strumento per la resa dei conti tra i “potenti”, oggi la globalizzazione ha modificato queste condizioni creando un effetto collaterale dovuto alla diffusione del benessere e della conoscenza. L’ampliamento della platea di mercato ha certo portato con sé nuovi e più grandi profitti, ma i prodotti da cui si guadagna di più (basti pensare ad internet e alla comunicazione in genere) hanno progressivamente sostituito valori e credenze del passato con concetti nuovi e nuove dipendenze.

Così oggi parte del mondo islamico in metamorfosi è lacerato dalla tentazione della libertà e dalla guerra agli infedeli per scongiurare la sua dissoluzione. Alla fine non sarà l’occidente a perdere una guerra, perché questa è soprattutto un conflitto interiore per milioni di mussulmani. La nostra cultura religiosa è in vantaggio perché è stata la prima a conciliare le esigenze del Cielo con quelle terrene.

Quella a cui stiamo assistendo da molti anni dunque non è solo una guerra di religione, è qualcosa di più. E’ una guerra contro gli infedeli, contro coloro che non hanno fede in nessun Dio. Coloro che scrivono leggi in aperto contrasto con le prescrizioni divine, coloro che sono liberi di disobbedire al dogma senza essere puniti. Gli occidentali.

Di fronte a questo oltraggio c’è chi pensa di fare giustizia anche per eliminare la tentazione di poter anch’egli assaporare il gusto di una libertà che fa paura.

Non è la prima volta che assistiamo ad un massacro compiuto in nome di una religione e non può essere sottovalutato il fatto che negli ultimi 50 anni ciò avvenga in nome di una sola confessione. Quella Islamica. Ribadire questo concetto non significa discriminare a priori un credo rispetto ad un altro, ma constatare che l’Uomo ad oggi non ha conseguito i medesimi livelli di coscienza in tutto il mondo.

Mentre la religione giudaico-cristiana è stata permeata nel tempo dal processo di mutamento sociale e civile, fondato per buona parte nell’ultimo secolo sul progresso tecnologico (non si sa ancora se sia un bene assoluto) e una graduale distribuzione del benessere economico,  quella mussulmana, vuoi perché contigua alla gestione e al controllo degli Stati in cui è professata,  si è adeguata molto più lentamente alle esigenze di una civiltà globale profondamente mutata.

L’Islam non rappresenta solo una questione privata, come ad esempio il cristianesimo in occidente, ma assume ancora in molte zone del pianeta una rilevanza fondamentale di integrazione e accettazione sociale e istituzionale. Di fatto la questione aperta non è una lotta tra differenti confessioni che si contrappongono per il primato del proprio Dio, ma tra chi ritiene preminente la legge di Dio rispetto a quella dell’Uomo. Di fatto l’occidente si è laicizzato in nome delle libertà dell’individuo e del mercato, trasformando progressivamente la religione come scelta personale e quel che è rimasto di “religioso”, se vogliamo, è il meglio di quanto le Scritture ci abbiano offerto. La nostra Chiesa e la nostra religione parlano di carità, di amore universale, di pace, di aiuto ai poveri e di non violenza. E hanno lasciato al passato liturgie e rituali che oggi apparirebbero incomprensibili anche ai più ferventi cattolici.  L’Antico Testamento, così come i Vangeli e la maggior parte delle scritture sacre, prese alla lettera oggi non potrebbero avere aderenza nella nostra Società perché utilizzano simboli e concetti che si riferiscono ad un’epoca passata. Ma proprio per questo la Chiesa ha svolto il suo ruolo di mediatrice tra Dio e l’Uomo, quel ruolo per la quale è stata creata e in questo modo ha adattato quelle Scritture alla necessità dei tempi. Papa Francesco in questo rappresenta un esempio netto di una Chiesa che tenta sempre di più di essere comprensibile e alla portata di tutti,  che punta ai valori positivi di cui c’è bisogno in questo periodo storico. Semplicità e umiltà. Se non lo facesse il suo potere di influenza sulle coscienze ne risentirebbe.  L’Islam, al contrario, non godendo tra l’altro del privilegio di una gerarchia, ha mantenuto il proprio concetto di religione fermo ad un dogma originario e lo ha utilizzato come facevano le religioni nel passato (anche quella giudaico-cristiana), per controllare le masse. Questo è stato utile a mantenere l’ordine e soprattutto le risorse e le ricchezze nelle mani di pochi. Quei pochi che potevano anche permettersi di non pregare o di concludere affari con gli “infedeli” occidentali. Una condizione che non può mantenersi a lungo e la dimostrazione di un malessere che arriva dal basso, maturo abbastanza per costringere a cambiamenti radicali, l’abbiamo avuta con la primavera araba. La diffusione della conoscenza di un mondo diverso, di cui fino a 20 anni se n’era solo sentito parlare in modo negativo, oggi è alla portata di ciascun mussulmano che può farsene un’idea personale.

In certi paesi esiste ancora chi accetta di buon grado la condizione di inferiorità della donna, la lapidazione, la mutilazione, così come il martirio in nome di Dio. Tutto ciò a noi appare assurdo e senza senso ma è probabile che oggi la stessa sensazione stia maturando in quelle popolazioni. Alcuni, soprattutto i più giovani che sono riusciti a sfuggire a quella condizione, venendo in occidente hanno modificato e uniformato i loro comportamenti senza conseguire gravi traumi. Magari davanti ai propri famigliari rispettano le regole del Corano, ma sempre di più si ricavano spazi di “libertà” con telefonini, birre e discoteche. Ma sia per coloro che stanno in occidente, sia per quelli che sono rimasti nei loro paesi ma guardano la tv e soprattutto stanno su internet, la pressione è fortissima.

La spinta di mettere a tacere la causa che suscita tanti dubbi sui comportamenti da adottare nella propria vita quotidiana diventa potentissima e se ben equipaggiata e incentivata da chi ha scopi e interessi più grandi può anche indurre ad uccidere. Eliminare gli occidentali è un po’ come uccidere il drago dentro se stessi, la causa della tentazione. Questi ragazzi che si sporcano le mani di sangue in nome di Dio, lo fanno gridando sempre il loro odio verso gli infedeli. Non verso i cristiani, gli ebrei o i buddisti. Ma verso coloro che si sono permessi di essere liberi dalle costrizioni di un dogma, che lo hanno trasformato in una faccenda personale disobbedendo alle Scritture. Questo odio sta dilagando ed è sempre di più un odio contro se stessi, contro quella parte di sé che spinge da dentro e la si vuol mettere a tacere pensando di eliminare la causa dall’esterno.

E’ probabile che anche il Papa e tutta la Chiesa sia ai loro occhi responsabile e complice del processo di ammodernamento della fede  e forse il timore di questa vena di biasimo giustifica anche il cauto atteggiamento della Chiesa verso certe questioni come l’immigrazione clandestina e le preoccupazioni di un attentato a San Pietro.

La questione più grande sul tavolo è se sia giusto o meno che siano sempre e solo pochi ad avere il diritto di essere ricchi, o la ricchezza è diritto di tutti coloro che la desiderano. Si può continuare a predicare bene e razzolare male, che a farlo siano i governanti o le Chiese? Quanto spazio c’è ancora per le credenze, in un mondo che sta mettendo sempre di più alla portata di tutti la Conoscenza?

Armando Siri