Intervista: “Le infrastrutture fuori dal calcolo del deficit. Bisogna sforare fino al 3%, almeno sulla carta”

Domenica, 8 Luglio, 2018

Gli investimenti nelle infrastrutture, selezionati in base a criteri di efficienza,

scorporati dal calcolo del deficit. Operazioni straordinarie sul patrimonio pubblico, con un censimento vero degli immobili per poter varare un’opera di razionalizzazione, efficientamento e manutenzione. E , infine, la richiesta a Bruxelles di poter sforare il deficit per tre anni sin quasi al 3%, almeno sulla carta, per far decollare la flat tax. È questa la ricetta che propone Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti e consigliere economico di Matteo Salvini.

«Per sostenere la crescita – spiega - bisognerebbe scorporare dal deficit tutti gli investimenti in infrastrutture. Poi siccome c’è una preoccupazione, giusta o sbagliata che sia, sul fatto che alcune opere sono rimaste incompiute o che alcune di queste possano realizzarsi in tempi biblici, sarebbe utile fare uno screening di tutte le opere da realizzare in base a criteri di efficienza ed economicità, e su quelli che passano la verifica chiedere che le spese non vengano conteggiate nel deficit». Quali opere potrebbero otte- nere il requisito di «investimento di mercato» e cosa no? «Non farei esempi, per evitare di aprire dei fronti che poi può essere complicato gestire. Certamente però il nostro Paese ha il problema di rafforzare il suo sistema logistico: siamo la naturale cerniera di collegamento di tutto il traffico che arriva dall’Estremo oriente verso il Nord Europa e per inadeguatezza infrastrutture molti di questi traffici continuano ad andare verso i porti del nord Europa con un aumento dei costi e dei tempi di percorrenza. Se ci guardiamo intorno vediamo che gli spagnoli hanno concluso l’alta portabilità da Gibilterra verso Duisburg per intercettare le grandi navi che arrivano da Suez e la stessa cosa stanno facendo i cinesi col Pireo».

E noi?

«Noi dobbiamo adattare i fondali di alcuni porti del Sud, realizzare efficienti retroporti a Genova e Trieste, poi va affrontata la questione di Venezia e quella di Bagnoli. C’è tanto da fare. E son tutte cose che possono rappresentare un volano per la nostra economia». L’idea di tenere gli investimenti fuori dal deficit è condivisa anche dal ministro dell’Economia. Sull’aumento del disavanzo invece è molto cauto, ma così per la flat tax non ci sono margini... «Non è tanto un problema di Tria, che certamente è favorevole alla flat tax e comunque è chiamato ad interpretare un patto di governo dove questo è uno dei punti cardine. Il punto, piuttosto, sarà trovare quella gradualità necessaria per dimostrare che stiamo facendo le cose in modo serio. Per questo io ho proposto chiedere alla Commissione europea la disponibilità a concederci una flessibilità sul deficit almeno sulla carta, perché provvedimenti come la pace fiscale o l’alienazione del patrimonio pubblico, in quanto una tantum non possono essere messe direttamente a copertura. In pratica dovremmo riuscire ad ottenere da Bruxelles la possibilità di alzare il livello del deficit con l’obiettivo poi di non dover utilizzare anno per anno questo margine in più, perché le coperture arriverebbero poi dalle entrate straordinarie. E così potremmo restare sotto il 3%».

Ma Bruxelles al massimo ci concederà uno 0,3-0,5 in più, non 2 punti...

«Certo con lo 0,3-0,5 si fa poco o nulla, si fa giusto in tempo a sterilizzare l’Iva. Ma questo farà parte della trattativa con Bruxelles e sono convinto delle nostre buone ragioni». Tria su questo si è mostrato molto cauto. Se ne convincerà anche lui?

«Questo è il governo del cambiamento e credo che anche Tria ne sia convinto. E al momento opportuno saprà agire nel modo appropriato. Ora è troppo presto per chiedergliene conto».

La sua proposta sui Bot da vendere alle famiglie ha suscitato tante polemiche: hanno detto che è una patrimoniale nascosta...

«Ma non è vero, perché non c’è nessun obbligo d’acquisto, ma visto che in Italia ci sono oltre 5mila miliardi di risparmio privato immaginare di riservare alle famiglie dei titoli speciali, che magari rendono un po’di più dei titoli attuali e magari con uno maggior sconto fiscale, mi sembra un utile strumento per sottrarci al ricatto dello spread. Pagheremo più interessi? Forse un poco di più, ma queste risorse è meglio mandarle in circolo nel Paese piuttosto che farle bruciare dalla speculazione».