La «flat tax» leghista al 15% Piace all'Europa dell'Est, qui le entrate sono a rischio

Martedì, 23 Giugno, 2015

Costo di 40 miliardi. L'economista Rossi: meglio al 22-25%

D i flat tax sentiremo parlare sempre più spesso. Nei giorni scorsi il capogruppo leghista a Montecitorio Massimiliano Fedriga ha depositato come primo firmatario un testo di legge messo giù dal responsabile economico di «Noi per Salvini», Armando Siri. La tassa piatta ad aliquota unica esiste in circa 40 Paesi, per lo più dell'Europa dell'Est ma anche Paraguay e Seychelles. Il caso più significativo riguarda la Russia che dal 2001 ha un'aliquota del 13%, in Bulgaria è ancora più bassa (10%) mentre in Polonia è del 19%. Nei Paesi baltici la flat tax va dal 24% dell'Estonia al 33% della Lituania. Repubblica ceca e Slovacchia prima l'hanno adottata e poi cambiata per effetto di mutamenti politici alla guida del Paese. Il papà della flat tax è considerato Milton Friedman che ha cominciato a parlarne nel 1956 ma il guru del momento è un professore di Stanford, Alvin Rabushka. In Italia Silvio Berlusconi ne aveva parlato già nel '94 e ha ripreso il tema a fine 2014, grazie alla spinta di Renato Brunetta, proponendo una tassa piatta al 20%. Salvini è ripartito dalle idee di Rabushka, propone un'aliquota unica del 15% e per aggirare il vincolo costituzionale che chiede la progressività delle imposte suddivide la platea dei contribuenti in tre fasce.La prima arriva fino a 35 mila euro e godrebbe di una riduzione di 3 mila euro di imponibile per il titolare più altrettanti per ogni familiare a carico. La seconda fascia va da 35 a 50 mila euro e la riduzione di imponibile scatta solo per i familiari (e non per il titolare). Infine sopra i 50 mila euro la flat tax resterebbe sempre a quota 15% senza sconti sull'imponibile. Il risultato in termini di gettito Irpef sarebbe di circa 120 miliardi di euro (contro i 160 di oggi) e di conseguenza il costo dell'operazione è stimato in 40 miliardi l'anno. Come coprirli? Per Siri l'abbassamento dell'aliquota dovrebbe favorire una emersione di gettito che oggi prende la strada dell'elusione e dell'evasione, una zona grigia di circa 415 miliardi di euro della quale si pensa di poterne far emergere il 40%. Risultato: lo Stato dovrebbe recuperare ogni anno una circa 25 miliardi. Non è finita. La proposta Fedriga valuta anche una possibile sanatoria (valore 60 miliardi) per i crediti inesigibili, pendenze di contribuenti in regola ma che non riescono a pagare.Ma come valutano la proposta leghista gli addetti ai lavori? Daniele Capezzone, deputato dell'area fittiana di Forza Italia e presidente della commissione Finanze, si dichiara un vecchio fautore della flat tax e confessa di «avere nel cassetto una proposta ben costruita». È critico però verso l'ipotesi Siri perché «lascia fuori pensionati e dipendenti pubblici e non considera l'Irap». Dal punto di vista contabile Capezzone stima una perdita di gettito Irpef non sostenibile e pensa che in questa fase l'ipotesi flat non sia percorribile. «Meglio operare un taglio shock di 40 miliardi di tasse bilanciato però da vere riduzioni di spesa». Anche l'economista Nicola Rossi dell'Istituto Bruno Leoni è favorevole alla tassa piatta tanto da aver formulato una proposta simile 15 anni fa ma elenca due punti deboli della proposta leghista. Le deduzioni non dovrebbero essere individuali ma calcolate per nucleo familiare per coprire gli incapienti, ma soprattutto «c'è il rischio di un buco di gettito». Con conti pubblici così fragili «non si può pensare a un'aliquota del 15%, penso che la si possa disegnare al 22-25%». Se le misure pro-emersione dessero gettito aggiuntivo, «nulla vieta di abbassare le tasse dopo, a patto però di fare pulizia sulle varie forme di trasferimenti».Decisamente contrario al progetto Siri è invece Enrico Zanetti, sottosegretario al Tesoro e leader di Scelta Civica, secondo cui la previsione di minori entrate non sta in piedi. «Oltre la metà del gettito è dato in Italia dal 20% dei contribuenti a reddito più alto che pagano anche il 40%. Portandoli al 15% le entrate crollerebbero». Secondo una stima che lo stesso Zanetti ha chiesto al dipartimento delle Finanze la flat tax leghista costerebbe non 40 ma circa 90 miliardi. «Bisogna poi tener presente che la Lega prevede una clausola di salvaguardia per i bassi redditi: nel caso dovessero pagare di più con l'aliquota del 15% potrebbero optare per il vecchio regime. Questo significa pure doppi conteggi».

(Fonte: Corriere della Sera, Dario Di Vico)