La Lega prova la svolta-Sud: piano cantieri da 22 miliardi

Martedì, 5 Settembre, 2017

La Lega “scopre” il Sud. E lo fa indicandolo addirittura come cardine del proprio programma economico di governo, insieme alla flat tax e all’energia. È a Cernobbio che il segretario del Carroccio Matteo Salvini ha rivelato le carte, accennando agli assi portanti di un piano dai numeri roboanti: 22 miliardi in 6-8 anni per realizzare la rete di alta portabilità Salerno-Palermo (l’equivalente dell’Alta velocità per le merci) e le aree retroportuali e ad adattare i fondali nei porti di Augusta e di Taranto. Vantaggi stimati: un indotto che potrebbe crescere da 6 milioni Teu a 25-30 e almeno 500mila posti di lavoro.

 

Ricette non certo nuove, tra gli addetti ai lavori che sognano l’Italia “hub del Mediterraneo”. Ma che certificano la capriola politica della Lega, a caccia di consenso nelle aree del Paese in cui non riesce a sfondare, complici gli atteggiamenti aggressivi del passato. Il piano rientra in quella che lo stesso Salvini ha definito la «pars costruens» della proposta leghista che punta a Palazzo Chigi. Ci ha lavorato il consigliere economico del segretario, Armando Siri, che riconosce: «Le infrastrutture al Sud sono sempre state fuori dall’agenda leghista. Ma l’Italia non può ignorare la fortuna che ha di collocarsi in una zona geografica strategica, naturale cerniera di collegamento tra il Sud e l’Est del mondo e l’Europa centrale, tra Suez e il Nord Europa. Occorre creare sinergie coinvolgendo in un progetto nazionale di sviluppo della logistica i principali scali portuali dello stivale».

 

Da qui la sfida, del tutto inedita. Che comincia da un attacco al Piano strategico nazionale della portualità e della logistica targato Delrio, ritenuto «non all’altezza». I governi di centrosinistra - è la tesi - «hanno di fatto precluso la possibilità di sfruttare ad esempio i porti dell’estremo Sud del Paese e non hanno adeguatamente investito sul potenziamento delle infrastrutture degli scali del Nord». A pagarne le conseguenze, per Siri, è stata l’industria manifatturiera, ritenuta vittima per decenni di quel «paradosso geografico» per cui la piattaforma logistica mediterranea era costituita dai porti di Rotterdam, Anversa e Amburgo. Adesso lo scenario sta cambiando: la Cina ha acquisito il controllo del Pireo e cerca di costruire corridoi via terra e via mare. Genova e Trieste aspettano di vedere finite le grandi infrastrutture in cantiere (la diga foranea e il Terzo Valico da un lato, il Nuovo Brennero dall’altro) ma scontano la concorrenza dei porti nordici e la limitatezza degli spazi circostanti. I porti spagnoli e greci sono in espansione. Anche la Lega, dunque, considera cruciale che la Sicilia sia messa in grado di accogliere merci da inviare al Nord o nel Centro Europa, intercettando «il continente chiave per il futuro della logistica in Italia: l’Africa».

 

 

Ecco perché l’idea del Carroccio è «saturare davvero Genova e Trieste e rendere competitivi i porti del Sud». Sbagliato, secondo Siri, averli ridotti alla funzione di transhipment (il trasferimento di carico da una nave più grande a navi più piccole): occorre farli diventare gateway, come Gioia Tauro avrebbe gli spazi per fare subito. Un libro dei sogni? Per la Lega si potrebbe attingere dai fondi dell’odiata Europa «pretendendo che gli investimenti siano esclusi dal Patto di stabilità». «In fondo - sostiene Siri - basterebbero meno di 3 miliardi l’anno». Una cifra non di poco conto, però: le leggi di bilancio, quando hanno risorse per le infrastrutture, non vanno oltre i 3-4 miliardi l’anno.