La svolta moderata di Salvini

Martedì, 10 Marzo, 2015
Matteo Salvini e la moderazione

Parla Siri, l'autore del programma economico del leader del Carroccio.Sabato, a Venezia, in campo San Geremia al comizio di Giorgia Meloni, Matteo Salvini non c'era. Il pensiero del leader della Lega Nord era già rivolto alle navi-accoglienza che dovrebbero presidiare l'arrivo di immigrati nella fascia di 12 miglia di acque internazionali per evitare la morte di tante persone fra cui purtroppo anche donne e bambini.

Sì, perché, la proposta di disciplinare nell'ambito dei regolamenti dell'Organizzazione delle nazioni unite le «acque contigue» fa parte di un pacchetto più composito di argomenti (immigrazione, fisco, imprese e Europa) che costituirà la svolta politica del leader del Carroccio.

Dettata dall'esigenza di tranquillizzare l'elettorato più moderato, che variabilmente sostiene la Lega soprattutto nell'ottica del buon governo locale, ma che ora è evidentemente spaventato per la repentina svolta a destra del movimento. Il caso del sindaco di Verona, Flavio Tosi, è un forte campanello di allarme in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. A spiegare l'inedita svolta moderata di Salvini è uno dei consiglieri economici più ascoltati di Salvini, Armando Siri, 43 anni, di Genova, che dopo aver fondato un piccolo partito nel 2011 (Italia nuova) ha trovato la ribalta al fianco del leader del Carroccio lavorando al suo programma economico. È lui ad aver rilanciato la flat tax al 15%, cardine della manifestazione di Roma. Proposta su cui ha convinto anche Silvio Berlusconi: «È d'accordissimo e tutto il centro-destra dovrebbe farla sua». Sua è anche l'idea dell'utilizzo di navi-accoglienza nel Mediterraneo: «Tre o quattro navi da crociera riadattate, da affidare alla Croce rossa internazionale o all'Unione europea per svolgere un'azione innanzitutto umanitaria». Di certo, non è incidentale il fatto che per gli immigrati saliti a bordo nella fascia delle «acque contigue», l'Italia non abbia più «l'obbligo di mantenerli sul territorio» come avviene ora per chi sopravvive e approda sulle coste.

Ma la Lega pone proprio l'accento sul fatto che gli sventurati, salvati dalle grinfie della criminalità organizzata, potranno essere destinati altrove o rimandati indietro, una volta curati e rifocillati. La collaborazione tra Salvini e Siri (che lo segue ovunque in giro per l'Italia) è ormai consolidata. Sabato 13 dicembre 2014, a Milano, hanno presentato insieme la proposta di riforma fiscale insieme al massimo teorico della flat tax, Alvin Rabushka. Il presupposto è semplice: «Con una base imponibile di 815 miliardi di euro, il Tesoro introita a valore di cassa 160 miliardi, dunque l'aliquota effettiva è già del 20%». Ciò avviene mediante un marchingegno infernale «costituito da 69mila disposizione tributarie ormai incomprensibili anche ai professionisti più esperti». Di qui, il progetto del prelievo del 15% secco sopra i 50mila euro di reddito e «un sistema molto semplice di deduzioni sotto questa soglia al fine di rendere la tassazione proporzionale». Un sistema che secondo Siri invoglierebbe i contribuenti a pagare tutti. Si tratta di un'alternativa radicale rispetto alle proposte del governo Renzi: «Il 730 precompilato, per esempio, è una balla pazzesca», attacca Siri, «ho visto che alcuni Caf già si fanno pubblicità: «Chi te lo dice che è giusto?».

Ma basta pensare «alle 268 pagine che uno dovrebbe leggersi a corredo della richiesta del pin per procedere per via telematica...» Tra le proposte semplici che Salvini è pronto a cavalcare per sfondare al centro c'è anche la rottamazione delle 350mila cartelle di crediti inesigibili (già oggetto di un emendamento in parlamento). «Per lo più sono piccoli imprenditori che ora lavorano in nero che lo Stato avrebbe tutto l'interesse a far emergere». Gli altri cavalli di battaglia sono: la denuncia dei rischi per le piccole imprese con la reintroduzione del falso in bilancio («I disgraziati titolari di micro imprese che non riescono a star dietro a tutti gli adempimenti possono finire in galera»); l'inutilità del Jobs Act per la fisionomia dell'impresa italiana («L'hanno fatto per Sergio Marchionne non di certo per 4,5 milioni di imprese che hanno 4 o 5 dipendenti con ''zero interesse'' per le tutele crescenti, né per il settore agricolo cui interessa vendere i prodotti»); le criticità del QE di Mario Draghi («I conti in famiglia si fanno sulla patrimonializzazione, ognuno pensi al valore perso dai propri immobili»). Diverso sarebbe con «il ritorno alla sovranità monetaria».

(fonte: ItaliaOggi.it  Franco Adriano )