Lega: titoli di Stato con tetto agli investitori esteri

Sabato, 7 Novembre, 2015
armando siri proposta di emendamento su emissione titoli di stato

ROMA. Dopo la flat tax, il debito pubblico in mano agli italiani. Con un emendamento alla legge di stabilità 2016 che sarà presentato alla Camera, la Lega Nord chiederà di introdurre un tetto del 10% dell’ammontare totale del debito pubblico oggetto della singola asta per i soggetti finanziari esteri. E di stabilire, con un regolamento ad hoc del ministro dell’Economia, le caratteristiche di una specifica emissione destinata al solo pubblico domestico, istituzionale e indistinto. Con un rendimento maggiorato da un minimo dello 0,25% fino a un massimo dell’1% e uno sconto praticamente del 50% sull’imposta (dal 12,50% al 6,5%). Obiettivo: convincere gli italiani a comprare sempre più titoli di Stato, per evitare rischio spread e speculazioni.

L’ideatore della proposta “autarchica” è Armando Siri, voluto da Matteo Salvini come responsabile economico della Lega e coordinatore della scuola di formazione politica del Carroccio. Una provocazione? «È un’azione provocatoria – riconosce Siri – che chiaramente andrebbe concordata con la Bce. Quella stessa Bce che con il Qe si è mossa in ritardo di tre anni, un ritardo mostruoso. Ora ci troviamo una manovra del governo in deficit per 15 miliardi e nessuna tutela sugli spread».

Brucia il ricordo del drammatico autunno del 2011, quando lo spread, la differenza di rendimento tra i titoli di stato decennali italiani e quelli tedeschi, toccò la cifra record di 574 punti. Quando Berlusconi si dimise e subentrò Monti. La lettura politica del consigliere di Salvini è inequivocabile: «Allora il nostro peggior nemico era la Deutsche Bank che vendeva, vendeva, vendeva. È l’anomalia di un’eurozona in cui non c’è concertazione. Come possiamo pensare a un’Europa unica monetaria se ci si fa la guerra vicendevolmente? Noi vorremmo che il Tesoro facesse una campagna chiedendo agli italiani di comprare i propri titoli di Stato. L’Italia ha liquidità e depositi per oltre 4mila miliardi. Se il nostro debito pubblico diventa sempre più domestico, lo Stato ha maggiore possibilità di muoversi in caso di problemi con i mercati».

Il faro del Carroccio è il Giappone, in cui l’enorme debito pubblico è quasi interamente nelle mani di cittadini e investitori interni, che di fatto finanziano con i loro risparmi una spesa pubblica galoppante. Anche il debito pubblico italiano continua a essere monstre, ma meno di quello nipponico: sfiora i 2.200 miliardi, il 132,8% rispetto al Pil. La quota di detentori esteri rimane sotto il 40%: secondo l’ultimo Bollettino di Bankitalia, a luglio il controvalore dei titoli detenuti da investitori non residenti era pari a 727,71 miliardi, in lieve crescita rispetto a giugno. È vero però che gli stranieri sono tornati a comprare i nostri titoli di Stato, i cui rendimenti sono ai minimi. E il Mef non ha mai fatto mistero di considerare gli acquisti dall’estero un valore aggiunto, perché contribuiscono a ridurre il costo della raccolta e rappresentano un indicatore di fiducia e un elemento di diversificazione. Senza trascurare il mercato interno: il Btp Italia ė stato pensato per questo.

Il Carroccio sa bene che l’Italia non è il Giappone, che non abbiamo una Banca centrale che può stampare moneta e che siamo inseriti in un’unione monetaria. Ma fa notare come la flessibilità richiesta dal governo e concessa dall’Europa autorizzi a fare più debito senza ottenere più risorse per il sostegno all’economia. «Renzi si è messo nella condizione di consegnare e soggiacere alle logiche internazionali», sintetizza Siri. «Noi vogliamo invece dare agli italiani l’opportunità di acquistare titoli di Stato con emissioni dedicate per scongiurare il fatto di essere sempre esposti a speculazioni di mercato. Chiediamo che la nostra proposta diventi oggetto di discussione in sede di organismi finanziari. Esistono ancora i cittadini o siamo diventati tutti consumatori?».

(fonte: Il Sole 24 Ore  Manuela Perrone)