Lo spettro della guerra in Ucraina

Lunedì, 3 Marzo, 2014
mappa della crimea

Ma lo vogliamo davvero? No, figuriamoci, ma come sempre si è detto in questi casi, “siamo costretti”. Costretti da chi? È la stessa assurda giustificazione di quando, dopo aver compiuto qualcosa di riprovevole, si dice che è stato “più forte di me”. Di me chi? Quando si fa una guerra nessuno ha ragione!
La ragione ha ragione, si sa! E soprattuto ciascuno per commettere anche il peggiore crimine “ha le sue buone ragioni”.

Cosa sta accadendo in Ucraina?

Nel 2010 si sono tenute le elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria di Victor Yanukovich, che prese oltre 12 milioni di voti al secondo turno del 7 febbraio, contro la sua avversaria Yulia Tymoshenko che ne prese poco più di 11 milioni. Questo risultato fu la conferma di un Paese diviso in due blocchi:

  • uno occidentale, ansioso di abbracciare l’UE (forse perché probabilmente ignora ancora di cosa si tratti);
  • l’altro, quello orientale, più incline invece a buoni rapporti con la Russia.

Di questo blocco orientale fa parte anche la Crimea, una penisola a sud dell’Ucraina, sul mar Nero, dove l’80% della popolazione ha il doppio passaporto Russo/Ucraino. La Crimea è una repubblica autonoma con un proprio parlamento e un proprio governo eletto e in questa penisola, sulla base di un accordo tra Russia e Ucraina, sono ormeggiate alcuni navi militari della marina russa.

Il focolaio della tensione nasce a Kiev, dove scendono in piazza prevalentemente gli studenti che, animati dalla forza degli ideali di libertà rappresentati dall’immaginario occidentale, protestano contro l’ottusità del potere costituito. A questo punto si pone il problema che, per quanto costituito sia, esso è stato legittimamente eletto dai cittadini.

Tuttavia questo non interessa a chi nella UE ha tutta la convenienza a portare l’Ucraina sotto l’ala di influenza occidentale, accaparrandosi un nuovo mercato e soprattutto un buon bottino di risorse naturali e una nuova mappa strategico-militare nel Mar Nero, vicino a quella Turchia che presto o tardi seguirà lo stesso destino con lo stesso schema:  proteste “spontanee” contro il “dittatore” cattivo di turno, ribaltamento del Governo – non importa se legittimamente eletto o imposto – e esportazione della democrazia con la forza. Tutto si svolge come sempre sotto l’ala del Dominus Globale del Mercato e della speculazione che ha bisogno di nuovi territori e nuove risorse.

Lo schema è sempre uguale, e vale per chiunque si opponga ai “miti consigli”.

I giovani e le popolazioni che hanno le loro “buone ragioni” per protestare contro i loro governi sono solo pedine che vengono usate all’occorrenza come lo furono quei contadini che urlarono al proprio Re nel 1789 “dacci il pane!” e finirono per essere utilizzati dalla Borghesia per ottenere diritti e privilegi.

Anche in questo caso, perché lo schema abbia successo, è assolutamente indispensabile che da entrambe le parti si crei il mito del “regno del male”: gli occidentali sono già al lavoro in questa direzione e non sarà difficile per loro ottenere questo risultato. I pensieri dei loro popoli sono infarciti di problemi quotidiani, rabbia, angoscia, e non è difficile confezionare un bello “sfogo” contro il nemico di turno. L’informazione è già all’opera con proclami stucchevoli sulla violazione della Sovranità, che assomigliano tanto agli “ohibò” delle damigelle di buona famiglia.

I russi intanto hanno di che commentare sull’arroganza degli occidentali, totalmente inconsapevoli della loro a cui sono abituati da troppo tempo per rendersi conto che non è cambiato nulla dai tempi dei proclami “brezneviani”. In fondo si sa che due litiganti sono lo specchio l’uno dell’altro. Ma il bello potrebbe arrivare se alla partita si aggiungesse un terzo contendente, magari quella Cina che detiene la gran parte del Debito Pubblico USA, che se sconfitta da una guerra (penserà qualche fantasioso americano) potrebbe scordarsi la restituzione dei suoi capitali. In fondo chi fa la guerra è sempre sicuro di vincerla. Possibile che nel 2014 non si riesca ancora ad ammettere che quando il buon senso lascia spazio alla guerra nessuno ha ragione, nessuno vince e tutti perdono?

In fondo non si capisce perché il nuovo governo provvisorio ucraino (non eletto) abbia dovuto entrare fin da subito in conflitto con la Crimea senza riconoscere il suo rappresentante che, di diritto, siede nel Consiglio dei Ministri. È vero che per ritorsione quest’ultimo non ha riconosciuto a sua volta il “governo provvisorio”, però l’uno è stato eletto, l’altro è il frutto di una rivolta. Cosa dice il diritto in proposito?  La sequenza degli eventi “casuali” vuole che tutto si sia svolto in modo tale da giustificare le ragioni di entrambi i contendenti a difendere un presunto diritto sull’altro.

La via d’uscita è un referendum pacifico che, se ottiene i numeri, sancisce la secessione delle repubbliche e delle zone russofone dall’Ucraina occidentale, perché così vuole il popolo, e non c’è accordo o protocollo internazionale che tenga. Invece no! Ancora una volta il Popolo diventa strumento di una disputa originata dalla paranoia di poche persone che si giocano i loro interessi sullo scacchiere mondiale. Tutto il dolore che potrebbe arrivare da questa assurda guerra potrà bastare a soddisfare le buone ragioni di ognuno di loro. A quale prezzo per tutti noi?

Armando Siri