"Nessuna deriva lepenista, Salvini è pronto a governare il Paese”

Martedì, 22 Marzo, 2016
Armando Siri intervistato da Linkiesta

Parla Armando Siri, responsabile economico di Noi con Salvini e consigliere del leader leghista. «Nessuno vuole rottamare Berlusconi, ma la trasformazione del centrodestra è evidente. Gli elettori ci sono, dobbiamo solo essere bravi a intercettarli. Ma quale protesta, siamo l’alternativa a Renzi».

«L’elettorato di centrodestra esiste ancora, ma se non saremo in grado di conquistarlo troverà un altro interlocutore. Matteo Salvini non vuole rottamare nessuno. Eppure nella coalizione è in corso una trasformazione evidente, anche generazionale». Armando Siri è il responsabile economico di Noi con Salvini. Uno dei consiglieri più ascoltati dal leader leghista. C’è lui dietro la candidatura di Stefano Parisi a sindaco di Milano. E sempre lui sta gestendo a fari spenti l’avanzata del Carroccio nelle regioni del Centrosud.

Siri, in vista delle amministrative di primavera il centrodestra sembra a un passo dalla rottura. La coalizione per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi è destinata a scomparire?
Facciamo un passo indietro. Quando è finito il pentapartito, molti pensavano che sarebbero scomparsi anche i suoi elettori. Invece sono stati tutti intercettati dalla proposta politica di Silvio Berlusconi. Ecco, oggi si rischia di fare lo stesso errore. I partiti di centrodestra stanno vivendo una metamorfosi, una trasformazione anche generazionale. Ma i loro elettori ci sono ancora nel Paese. E rappresentano la maggioranza.

Insomma, è partita la corsa a conquistare i voti del centrodestra?
Matteo Salvini non vuole rottamare Silvio Berlusconi. Ma è un leader di quarant’anni, figlio del suo tempo. Ha una comunicazione vincente, è il re dei social network. È evidente a tutti il cambio di passo.

Intanto, alle elezioni romane, il centrodestra si è diviso in più parti.
La questione di Roma riguarda solo Roma. I problemi alle amministrative hanno motivi specifici. Non si è trovata un’intesa sul profilo dei candidati, ecco tutto. Peraltro segnalo che Matteo Salvini e Guido Bertolaso (il candidato berlusconiano, ndr) non si sono mai incontrati. Era difficile trovare un accordo.

Per qualcuno l’intesa di Salvini con Giorgia Meloni segna la nascita di un asse lepenista nel nostro Paese.
Guardi, Marine Le Pen sta in Francia, i lepenisti stanno lì. Qui siamo in Italia. Segnalo anche alcune differenze strutturali tra le due realtà. La Le Pen è a favore della pena di morte, Salvini no. La leader transalpina crede in uno Stato fortemente nazionale, lui in un Paese federale. In Italia non c’è alcuna destra lepenista. C’è un centrodestra in evoluzione, che vede in Matteo Salvini la sua forza propulsiva. A lui il merito di aver tenuto alti l’attenzione e l’entusiasmo di un elettorato che altrimenti si sarebbe allontanato.

Attorno a un progetto politico di destra?
Parliamo di una coalizione di centrodestra, non di destra. Noi ci proponiamo come alternativa di governo. Salvini ha le idee molto chiare da questo punto. Vogliamo essere alternativi all’esecutivo di Renzi, non certo un partito di protesta. Da questo punto di vista non facciamo concorrenza ai Cinque Stelle.

Torniamo a Roma. È troppo tardi per una ricomposizione con Forza Italia? Magari attorno al nome di Giorgia Meloni...
Non è mai troppo tardi. Io me lo auguro. Spero che Berlusconi possa pensarci ancora un po’. È un uomo intelligente e lungimirante: non si farà sfuggire l’occasione di un centrodestra vincente anche nella Capitale.

A Milano invece il centrodestra marcia unito. Tutti intorno a Stefano Parisi, un candidato che lei ha a lungo sponsorizzato.
È vero, ho lavorato molto perché si concretizzasse questa candidatura. Parisi lo conosco da tempo, lo stimo. È la persona giusta per prendere in mano le sorti di Milano e confermare il ruolo cittadino di locomotiva del Paese. Ha una grande esperienza, è determinato. Sono certo che ce la farà. Soprattutto, Parisi è riuscito a raccogliere attorno alla sua candidatura tutto il centrodestra. E quando il centrodestra si presenta unito i nostri elettori si sentono spinti a partecipare. È quando andiamo divisi che ci puniscono.

Lei sta seguendo il tentativo di esportare il progetto salviniano oltre il Po. Come vanno le cose al Sud?
Le cose vanno molto bene. Ovunque incontriamo tanto coinvolgimento e tanta voglia di partecipare a questo progetto. Ad ogni incontro che organizziamo si presentano centinaia di persone. Stiamo costruendo una piattaforma politica, ci sono i suoi tempi. Ma la mia sensazione è positiva.

Lei è ottimista. Eppure a Roma le cose non sembrano andare troppo bene. Nella Capitale il progetto di Noi con Salvini stenta ancora a decollare, tanto che qualcuno ha ipotizzato di non presentare le liste alle amministrative.
Roma è sempre un po’ speciale. Qui abbiamo fatto più fatica, ma era prevedibile. Ma non vedo perché non si debbano presentare le liste di Noi con Salvini.

Ammetterà che è difficile portare a Roma un progetto politico che, almeno storicamente, puntava sulla secessione.
È proprio questo il cambio di passo voluto da Salvini. L’aspetto centrale di questa rivoluzione. E tutto lascia presagire che avremo ottime soddisfazioni dal punto di vista elettorale.

Non possiamo prescindere dagli elettori di Silvio Berlusconi. Il discorso è semplice: se non li conquistiamo, troveranno altri interlocutori.

Intanto si è concluso il primo ciclo della scuola di formazione politica di Noi con Salvini. Una sua iniziativa. A Roma ci sono stati oltre cento iscritti.
Un’esperienza davvero straordinaria di cui sono particolarmente orgoglioso. Ringrazio Matteo Salvini che ci ha creduto fin dall’inizio. È la dimostrazione che non siamo un movimento di protesta, ma un partito che punta su competenza, contenuti e programmi alternativi al governo Renzi.

Silvio Berlusconi è ancora il leader del centrodestra o la sua figura appartiene al passato?
Finché ci sono milioni di persone che votano per Silvio Berlusconi è difficile parlare di un suo tramonto.

Quindi nella costruzione della sua leadership Salvini non può prescindere dal Cavaliere.
Non può prescindere dai suoi elettori. Non è un vicenda personale, semmai è una questione politica. Anche perché il discorso è semplice: se non li conquistiamo, questi elettori troveranno altri interlocutori.

(fonte: Linkiesta.it  Marco Sarti)