Siri: «La flat tax non è una favoletta Meno tasse per liberare gli italiani»

Venerdì, 13 Marzo, 2015
armando siri a roma

Il reddito di cittadinanza varrebbe 15-16 miliardi di euro, il Jobs Act e la deducibilità Irap che serve sopratutto alle grandi imprese ne valgono 18. Da soli...

Il reddito di cittadinanza varrebbe 15-16 miliardi di euro, il Jobs Act e la deducibilità Irap che serve sopratutto alle grandi imprese ne valgono 18. Da soli basterebbero a finanziare un anno di flat tax. Sempre che si voglia far ripartire il Paese». Armando Siri, fondatore del Partito Italia Nuova e teorico dell’aliquota unica, spiega come funziona la rivoluzione fiscale punto fermo del programma economico di Salvini. La flat tax è molto criticata.

«Sì e non capisco perché. Sull’argomento si fa molta demagogia, si parla con leggerezza e in certi casi ignoranza. Mi chiedo perché tanta ostilità e pregiudizio su una riforma che si propone di far ripartire consumi, produzione e occupazione e ci si entusiasma invece per il reddito di cittadinanza. Un modo per sancire la povertà di Stato. Ma i soldi dove li prendiamo se il Paese sta morendo? Noi vogliamo donne e uomini liberi con la dignità di un lavoro e il proposito di una legittima ricchezza. Al Paese serve una riconsiderazione politico-sociale che parta dal lavoro, che restituisca una prospettiva di prosperità e di progettualità ai cittadini. La flat tax fa tutto questo».

Come?

«L’aliquota unica rispetta l’articolo 53 della Costituzione. Al posto dei 5 scaglioni e delle 5 aliquote vengono introdotti, per mantenere il criterio di progressività, le deduzioni fiscali sul reddito familiare di 3.000 euro fissi: da 0 a 35mila euro di reddito familiare hanno diritto alla deduzione tutti i membri del nucleo familiare. Da 35mila a 50mila euro ne hanno diritto solo i carichi familiari, mentre a partire da 50mila euro si applica l’aliquota secca».

Di quanto parliamo?

«I redditi esenti a zero imposizione sono quelli già previsti dalla normativa. I soggetti aventi diritto alla deduzione sono 10 milioni, per un totale di 30 miliardi di euro. La base imponibile attuale su cui si calcola l’imposta diretta è 805 miliardi e le entrate tributarie effettive derivanti dalle imposte dirette sono di 160 miliardi. Quindi l’aliquota effettiva incassata dallo Stato è del 20%. Un’unica aliquota al 15% non sarebbe così traumatica: mancherebbero 40 miliardi».

Come recuperarli?

«In vari modi. In Italia il sommerso ammonta a 400 miliardi di euro, un terzo del Pil. Oggi il sistema fiscale è troppo esoso: estorce quasi il 70% dei frutti del lavoro di artigiani, commercianti, professionisti, imprenditori. Molti di essi sopravvivono solo grazie al lavoro nero. Con un’aliquota più giusta e sanzioni molto più severe e davvero applicate il sommerso calerebbe almeno del 40%, vale a dire 160 miliardi di base imponibile da tassare al 15%: cioè 20 miliardi di gettito. Poi ci sono 1,6 milioni di contribuenti incagliati con l’Agenzia della Riscossione. Con il saldo e stralcio di queste cartelle con percentuali proporzionali alla necessità di ciascun contribuente, tali contribuenti pagando il minimo del 6% si sarebbero liberati del fardello e sarebbero emersi, portando allo Stato 60 miliardi. Quel che servierebbe a sostenere almeno due anni di aliquota unica al 15%. E attenzione sto parlando di piccoli contribuenti che sono finiti sul lastrico non di evasori. Questi hanno dichiarato ma poi hanno dovuto scegliere, campare o pagare le imposte? La rivoluzione fiscale è possibile, è una questione di volontà politica».

Ecco, la politica. Come giudica Noi con Salvini e il rapporto con il suo Pin?

«Pin già collabora in modo efficace sul territorio e rafforzeremo tale collaborazione. Quel che è stato fatto dal senatore Raffaele Volpi è un risultato importante e sta dando una fisionomia allo sbarco di Salvini nel Mezzogiorno, un’impresa all’inizio non facile ma che sta già portando i suoi frutti».

(fonte: Il Tempo.it  Daniele Di Mario )