Siri: basta coi simboli di partito, torniamo ai contenuti

Martedì, 30 Giugno, 2015
Armando Siri

Le ricette di Armando Siri per uscire dalla crisi. L’uomo che al fianco di Salvini prova a scardinare in maniera critica il costrutto europeo.

Armando Siri, Responsabile economico del movimento “Noi con Salvini” e ancora prima giornalista Mediaset, poi, fondatore del PIN (Partito Italia Nuova) che da sempre affronta tematiche fiscali.

La sua notorietà è partita con la “Flat Tax”, ci può spiegare in cosa consiste?

“Preferisco parlare della notorietà della Flat Tax più che della mia. E’ questa la vera conquista. Si tratta di un concetto semplice. Oggi lo Stato per incassare una certa cifra (poco meno di 160 miliardi/€) di imposta netta, utilizza un sistema a scaglioni con 5 aliquote a cui aggiunge un altro sistema di calcolo di detrazioni, deduzioni, e bonus a vario titolo. Tutto troppo difficile, complicato, non solo per il contribuente medio ma oggi anche per i professionisti che fanno sempre più fatica ad aggiornarsi tra le migliaia di norme tributarie che produce lo Stato. Da non dimenticare che in tema fiscale siamo riusciti a tollerare un’aberrazione Costituzionale come l’onere di inversione della prova. Ovvero in presenza di un accertamento o di una cartella tu hai sempre torto e devi dimostrare di essere innocente. Ma intanto devi pagare”.

Come affrontano gli italiani il nostro sistema fiscale?

“Il nostro è un sistema fiscale complicatissimo da comprendere, oppressivo, soppressivo e sanzionatorio. E’ un sistema fondato sulla paura. E’ stato dimostrato che il contribuente in più dell’80% dei casi è disposto a pagare di più di quel che dovrebbe per paura di una verifica fiscale e questo da l’idea della totale mancanza della certezza del diritto in materia tributaria. La Flat-Tax semplifica nettamente questa impalcatura e stabilisce che ciascun contribuente paga il 15% dei propri guadagni allo Stato, salvaguardando il principio di progressività  grazie alle deduzioni fisse di 3000 euro per ciascun contribuente e/o carico famigliare. In particolare da 0 a 35 mila euro di reddito famigliare avranno diritto alla deduzione tutti i membri del nucleo famigliare (compresi i percettori di reddito) da 35 a 50 mila euro avranno diritto alla deduzione solo i “carichi famigliari” (esclusi quindi i percettori di reddito) e da 50 mila euro in su invece si applica l’aliquota fissa al 15%. A parità di base imponibile attuale questa riforma ci costerebbe poco meno di 40 miliardi di euro che potranno essere finanziate con una tantum di incasso dal saldo e stralcio delle cartelle “inesigibili” dei piccoli contribuenti in regola con la dichiarazione dei redditi (60 miliardi), dall’emersione di nuova base imponibile per circa un 30% fin dal primo anno per un valore di 120 miliardi che genererebbe nuove imposte per 18 miliardi, da un aumento degli incassi Iva per 5 miliardi dovuto ai maggiori consumi e da circa 1,5 miliardi  di gettito derivante da nuovi posti di lavoro”.

Parliamo di Pin (Partito Italia Nuova) da lei fondato. Al Sud la sua struttura è confluita nella creatura salviniana, mentre al Nord ha mantenuto una struttura parallela alla Lega Nord. Ci spiega il perchè di questa scelta?

“Il Pin è una visione dell’Uomo e del suo ruolo nella Società, prima ancora che una struttura, è un laboratorio di idee che ha coinvolto e coinvolge migliaia di persone da nord a sud, soprattutto giovani, che sanno che ogni cambiamento all’esterno non può che passare da un cambiamento interiore. Nessuno può chiedere ad un altro di essere migliore se prima non lo chiede a se stesso. La prima prova è la non lamentela. Ovvero concentrarci su ciò che ci piace e lavorare per realizzarlo e non sprecare energie su continuare a lamentarci di ciò che non ci piace. Il nostro motto è la collaborazione non la divisione”.

Nasce da qui la sua collaborazione con la Lega?

“La Lega con la quale collaboriamo sulla base di programmi e intenti comuni fin dal 2012 è un partito organizzato e con una struttura consolidata che tiene alla propria autonomia e identità,  e fino ad oggi non è stata incline a fusioni e aggregazioni,  solo nell’ultimo congresso a Milano si è aperta ad un’idea di confederazione rivolta anche ad altre organizzazioni. Noi con Salvini invece è un’organizzazione già nata con un  concetto federativo per questo è stato più semplice convogliare le forze. Ma sulle idee e sui programmi il lavoro è comune, non c’è differenza tra nord e sud o tra Lega e Noi con Salvini. Poi con la legge elettorale che è stata approvata di recente  gli spazi per i loghi sono davvero pochi, meglio concentrarsi sui contenuti.

Quali sono secondo lei altre riforme fiscali e sociali da affrontare nel breve termine? 

“Adesso bisogna concentrarsi e dare battaglia sulla Local Tax, un’altra gabola che sta progettando il Governo secondo cui i comuni dovrebbero fare da esattori presso i propri cittadini senza neppure la soddisfazione di gestire i soldi raccolti per la propria comunità ma saranno obbligati a girare i proventi allo Stato centrale. Una vera follia. Il sistema pensionistico va cambiato alla radice, ma per farlo occorre una riforma a lungo periodo. Prima di tutto va risolto come ha più volte ricordato Salvini in tv la questione degli esodati che sono il prodotto di una legge assurda”

Ha presentato anche un nuovo modello pensionistico…

“Il modello su cui si sta lavorando è un contributivo su base fissa per l’ottenimento di una pensione il cui importo è stabilito in partenza e una maggiore ricchezza in busta paga durante la vita lavorativa. La novità è l’introduzione di una 14esima mensilità.  E’ una riforma che riguarda soprattutto le nuove generazioni che oggi tra i molti dubbi uno dei più forti è quello riguardo la propria futura pensione. Non possiamo non colmare questa ansia. I giovani che lavorano debbono avere delle certezze”.

Recentemente si sta discutendo del “TTIP”, un trattato per favorire il libero scambio tra Europa e Stati Uniti. Ci vede delle implicazioni negative? Oppure porterà benefici sull’economia nostrana?

“Vedo implicazioni pessime. L’agroalimentare è il secondo grande comparto industriale ed economico del nostro Paese. Pensare di allargare un mercato uniformandolo agli standard americani secondo cui tra il “parmesan” e il parmigiano reggiano non c’è differenza, mi fa venire i brividi. Questo trattato non farà che dare la spallata finale alla nostra già fragile e indebolita economia agevolando una cannibalizzazione che è in corso da un paio di decenni e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Si parte dal cibo unico, per arrivare al pensiero unico”.

Lei ama ricordare come tutti parlino di “Sovranità Monetaria” e mai nessuno di proprietà della moneta. Qual è la differenza sostanziale? Il superamento dell’euro per tornare alle divise Nazionali è necessario?

“La definizione di Stato è “un popolo stanziato su un territorio che si da una giurisdizione e una moneta”. La moneta è uno dei fattori costitutivi dello Stato,  per questo una volta quando si parlava di banconote si faceva riferimento al “corso legale”. Il corso legale può esistere in forza di un potere dello Stato. Per fare un esempio; Quando c’erano le divise nazionali non era  illegale andare al bar sotto casa e pagare il caffè con i marchi tedeschi o i franchi francesi, però il commerciante sapeva che quei soldi non li avrebbe potuti utilizzare come pagamento verso  lo Stato e tutti gli uffici della pubblica amministrazione. Questo è il vincolo di sovranità tra Stato e cittadini. Il tema della proprietà è invece legato all’emissione della moneta. Oggi lo Stato ha deciso di dare “corso legale” all’Euro il quale viene emesso da un istituto privato, la Bce,  in virtù della sottoscrizione del trattato internazionale che istituisce l’Eurozona. Tutti i Paesi che aderiscono a questo trattato hanno deciso di accettare come pagamento delle imposte questa “divisa”,  la quale però non gode dello status giuridico pubblico”.

E quindi?

“Quindi di fatto paghiamo le imposte pubbliche con una moneta privata. Perché è pubblico ciò che è nei confini della legislazione dello Stato e non fuori da esso. Questo spiega infatti perché non esista, come lo è stato con le monete nazionali, una legge che dia “corso legale” all’Euro. Per fare un esempio ancora e concludere; Non è stata fatta una legge per dare corso legale alle nuove banconote da 5 o 10 euro. Non serviva, perché è il sistema bancario, non più lo Stato che detiene la proprietà della moneta e decide del suo corso. Gli Stati adesso sono solo dei fruitori a pagamento di questa moneta. Ecco perché il nostro sistema è fondato sul debito , un debito che a queste condizioni non potrà mai essere ripagato. Se è necessario il superamento dell’Euro? E’ necessario il superamento dell’equivoco. Una moneta non può essere privata, ma deve essere pubblica. Poi che si chiami come si vuole non importa”.

(fonte: Puglia In.net  Andrea Lorusso)