Siri, il guru di Matteo Salvini che sogna un leader come Bettino Craxi

Martedì, 5 Maggio, 2015
Armando Siri e Matteo Salvini

Da pochi giorni è il guru economico della lista Noi con Salvini, partito nato intorno alla figura del segretario federale dalla Lega Nord, che inizia a entrare nel centrosud già alle prossime elezioni regionali. Ma Armando Siri, ideologo italiano della Flat Tax al 15%, fondatore del Partito Italia Nuova nel 2011, sedi in tutta Italia e 10mila iscritti, potrebbe rappresentare molto di più per il futuro di Matteo Salvini, un politico nato e cresciuto con le canotte di Umberto Bossi sui prati di Pontida a urlare contro Roma Ladrona. Un ex Pierino padano che ora mira a diventare «l’alternativa di governo a Matteo Renzi». Siri lo ripete più volte a Linkiesta marcando le differenze con il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo: «Noi non siamo protesta, noi vogliamo che Salvini diventi un leader capace di contrastare l’Italia in rovina che vuole Renzi». Anima riformista, molto più moderato del leader padano («Ho toni moderati, ma sui contenuti sono radicale»), arriva da un’esperienza politica giovanile con il Psi di Bettino Craxi. «Non ho padri politici, quando ero giovane ero molto attratto dalla politica di Craxi che all’epoca è stato uno statista. Basti pensare a quando schierò i carabinieri a Sigonella. Ha portato l’Italia a essere un paese rispettato e importante sul piano internazionale. Aveva una visione di forza dello Stato che doveva mantenere posizioni chiare in campo economico. L’ho molto ammirato per il suo intuito, ma adesso il tempo è cambiato come la società italiana». 

Non solo un partito il Pin, ma una vera e propria filosofia di vita. «Quando lo fondai quattro anni fa decisi di avere un approccio differente dagli altri partiti. Ho puntato tutto sui  contenuti, una politica con la P maiuscola. La nostra è una visione della vita, un modo di vivere. L’importante è non lamentarsi, ma agire. Perché se ti lamenti non fai altro che togliere energia a te stesso e farti schiacciare dai famosi "altri" che notoriamente non esistono davvero ma rappresentano le proiezioni esterne delle tue paure». L’esempio è la sindrome dello specchio: «Se tu sei davanti allo specchio e ti lamenti e ti vedi spettinato e pettini lo specchio, non otterrai niente. La società non la cambi da fuori ma da dentro. Questo ci prefiggiamo di fare: cambiare tutta l’idea e l’approccio alla politica in una società schizofrenica che va troppo veloce, perdendo per strada pezzi di Umanità. È una società nevrotica, dove ci sono mosche che sbattono tra loro abbagliate dalla luce, che troppo spesso è una trappola. C’è poco tempo per fare una riflessione». Bisogna partire dalla persona. «Devi sapere cosa sei attraverso la ricerca della conoscenza. Luigi Einaudi diceva “conoscere per deliberare”, ma se non conosci prima te stesso non vai da nessuna parte».  

Il fondatore del Pin non è alternativo all’altro responsabile economico della Lega, cioè il candidato alle regionali in Toscana Claudio Borghi. «I punti sono comuni, diciamo che Noi con Salvini ci permette di sperimentare di più, di osare. Possiamo essere meno istituzionali». Di fatto il programma economico leghista non si discosta da quello della lista salviniana. «Il programma è nazionale, non ci rivolgiamo al centrosud, ci rivolgiamo all’Italia. E Salvini è capace di intercettare le istanze di tutto il Paese». Secondo Siri non esiste un conflitto di interesse nel passaggio della Lega Nord dalla secessione bossiana allo sfondamento in regioni come la Sicilia o la stessa Roma. I sondaggi non lo spaventano. E va avanti a testa bassa. «Stiamo lavorando con grande soddisfazione. Salvini sbarca nelle regioni del centrosud dopo una richiesta arrivata dal basso, dai cittadini che hanno chiesto di avere attenzione anche ai loro territori, senza preclusioni. La linea del Po è superata. Salvini è un leader nazionale, il salvinismo è l’alternativa al renzismo». 

Siri evita paragoni con Marine Le Pen («È brava ma sta in Francia»). E a chi sostiene che Salvini non potrà mai arrivare ai livelli di Renzi risponde secco: «C’è un movimento politico che guarda Salvini che è molto più ampio di quello che può essere circoscritto in questo momento. Il distacco può essere colmato, mentre Renzi indietreggia Salvini continua a crescere: gli indicatori sono favorevoli». Per il guru economico della Lega «Renzi vuole andare a votare e approvare l’italicum per affermare la renzicrazia. Non gli sarà facile - aggiunge - perché nel paese c’è forte malcontento. La situazione economica è disastrosa. Si sono persi 550mila posti di lavoro nell’artigianato e nel commercio. Hanno chiuso 100mila aziende. La situazione è drammatica e non è quella che vuol far apparire Renzi con il Jobs Act che è un provvedimento che riguarda solo la grande industria e i suoi amici banchieri. Il nostro paese conta 4 milioni aziende a gestione familiare. Sono piccole medie e imprese su cui dobbiamo puntare, perché se non le salviamo non diamo all’Italia la possibilità di riprendersi». Toni moderati si diceva, ma contenuti radicali. In Italia non esiste il lepenismo perché siamo in un altro Paese. I nostri problemi sono diversi, in un’Europa che si è formata in un quadro normativo franco-tedesco l’Italia vuole il suo spazio e la sua dignità. Poi certo possiamo avere delle proposte politiche simile, come la difesa dei confini o la richiesta di regolamentare l’immigrazione».

Se gli si fa presente che talvolta i toni di Salvini eccedono il confronto politico, la sua risposta è netta: «Non li vedo questi toni, dice cose di buon senso. C’è un interesse generale in Italia ad appiccicare delle etichette, in particolare quando ti ritrovi nell’arena. In questo paese non siamo ancora pronti ad avere una dialettica sui contenuti. Salvini dice cose di buon senso quando parla di immigrazione. Queste persone hanno la loro terra, purtroppo nei loro paesi ci sono guerre che si fanno anche con le armi dell’occidente. Non è compito dell’Italia dare loro un’altra patria, ma semmai agire con forza perché possano con diritto e dignità rimanere nella loro. Ma non parliamo solo di questo, stiamo portando avanti una mozione contro Equitalia, vogliamo la riduzione dell’Imu agricola». Silvio Berlusconi non ha ancora deciso sul futuro politico del centrodestra. «Ma ha grande intuito e sa le potenzialità di Matteo». E chi fino adesso ha paragonato Renzi a Craxi non ha capito nulla: «È lontano anni luce, non scherziamo». Salvini, invece, forse. Chissà.

Alessandro Da Rold

fonte: Linkiesta