Siri: la fusione Ferrovie-Anas è stata un errore, ripensiamoci Mazzoncini? Usi il buon senso

Mercoledì, 18 Luglio, 2018

«Sulla fusione tra Ferrovie e Anas si faccia marcia indietro», a dirlo senza girarci intorno è il leghista Armando Siri, nella sua veste di sottosegretario per le Infrastrutture e i Trasporti. Parole che confermano il diffuso malessere del partito di Matteo Salvini nei confronti dell'operazione che nel dicembre scorso ha trasferito l'ex ente per la strade sotto il cappello del gruppo ferroviario.

 

Perché è così contrario a questa operazione?

«Per una serie di ragioni semplici: a cominciare dal fatto che si tratta di una scelta che non discende da un disegno di politica industriale, quanto dall' ennesima vicenda in cui si privilegia un aspetto finanziario, mettendo insieme due realtà che hanno mission diverse tra loro».

 

Quindi, come intendete procedere?

«Con una battuta direi molto chiaramente che "questo matrimonio non s' ha da fare", e che il compito di Ferrovie resta fare funzionare bene i treni, a cominciare dal trasporto locale che versa in condizioni di grave inefficienza, mentre quello di Anas è preoccuparsi della manutenzione corretta e puntuale delle strade. Non si vede la ragione per cui Ferrovie debba caricarsi di una serie di costi derivanti da Anas, con il rischio, tra l' altro di accollarsi tutto il contenzioso che pende sul bilancio di Anas». Il progetto è stato presentato come il primo polo integrato di ferrovie e strade in Europa con forti sinergie e benefici fra rete ferroviaria e stradale. La marcia indietro vuol dire sconfessare chi lo ha realizzato. «Ripeto, ciascuno deve fare bene il proprio mestiere e si deve occupare della propria mission, al di là delle immagini suggestive credo che in Ferrovie dovrebbero preoccuparsi di non mettere soldi in Anas e impiegare le risorse in altro modo. Per quanto riguarda chi è responsabile di questa operazione dovrebbe trarne le conseguenze, ma certo non sono io a doverlo dire. Io posso ribadire che non condivido». Lo statuto di Ferrovie contempla il decadimento degli amministratori in caso di rinvio a giudizio. Proprio come appena capitato al numero di Fs Renato Mazzoncini... «Se c' è uno statuto penso che vada rispettato. Credo che lo stesso amministratore delegato Mazzoncini ne prenderà atto e non mi pare intenzionato ad aggrapparsi alla poltrona per restare».

 

In caso di uscita di Mazzoncini cosa farete?

«Al suo interno il gruppo ha risorse di qualità, quindi, eventualmente è dentro l'azienda che dovremo guardare».

 

Sul versante della vendita Alitalia si muove qualcosa?

«Abbiamo incontrato i commissari che ci hanno rappresentato la situazione, consegnandoci una voluminosa quantità di documenti. Ci rivedremo già il 27 luglio con l'intenzione di tratteggiare la corretta strategia del governo». Calenda ha caldeggiato la soluzione Lufthansa, poiché è l'unica offerta ad essere stata migliorata.

 

Lei è dello stesso avviso?

«Tutte le offerte sono interessanti, il governo sta lavorando per trovare un partner industriale in grado di garantire un progetto stabile ed economicamente sostenibile».