Siri (Lega): «Bot e Btp solo alle famiglie per fermare lo spread»

Lunedì, 2 Luglio, 2018

Subito il «decreto dignità». E poi una super manovra per il 2019: flat tax più riforma della Fornero, più reddito di cittadinanza. Si può fare, dice il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, che, per la Lega, ha messo a punto la «rivoluzione fiscale». Poco importa se sarà una manovra da 70 miliardi. Le coperture? Dalla «pace fiscale e tagliando gli sprechi», per il resto si aumenterà il deficit.

 

Dubito che i mercati resterebbero indifferenti.

«Allora diciamo che bisogna far in modo che, per quanto riguarda il debito pubblico, le famiglie italiane, che hanno 5mila miliardi di liquidità, tornino a riprendersi quella parte del debito, pari a 780 miliardi, collocata presso investitori stranieri, che sono quelli che fanno girare la giostra dello spread».

 

Come si fa, offrendo rendimenti maggiori?

«Sì, ed emettendo titoli riservati a famiglie italiane».

 

Mi pare impossibile, così come che Bruxelles accetti un aumento del deficit.

«L’Europa non dovrà più calcolare nel deficit gli investimenti in infrastrutture».

 

Intanto, faticate a coprire il «decreto dignità»

«Le coperture ci sono».

 

Il decreto prevede di superare strumenti come lo spesometro e lo split payment che hanno funzionato nella lotta all’evasione Iva.

«Che abbiano funzionato è tutto da vedere. Questi strumenti vanno superati perché le aziende che non ricevono l’Iva a causa dello split payment e che già hanno difficoltà di accesso al credito entrano in crisi, tanto più che i tempi di recupero dei crediti Iva sono troppo lunghi».

 

Volete anche la rottamazione di cartelle e liti col fisco: un condono tombale.

«Non è un condono. Qui non stiamo parlando di evasori, ma di gente che ha dichiarato ma poi non ha pagato. Più di 20 milioni di contribuenti. Finora si è cercato di ottenere da loro somme che non potevano pagare».

 

Ma i contribuenti che invece hanno sempre pagato cosa sono dei fessi?

«No, sono contribuenti che potevano pagare».

 

C’è anche chi ci marcia.

«Sì, ma non possiamo presupporre sempre la malafede. Che ci sia qualcuno che ci marcia non significa che la debbano pagare i tanti che sono disperati. Quelli che si scandalizzano perché vogliamo aiutare i piccoli contribuenti sono gli stessi che, con la voluntary disclosure, hanno aiutato i grandi evasori».

 

Capitolo lavoro: le imprese sono contro le sanzioni a chi delocalizza e per i vincoli sui contratti a termine.

«Le misure contro le delocalizzazioni sono giuste. Quanto ai contratti a termine, siamo d’accordo che il lavoro non si crea per decreto. Ma anche le imprese sanno che c’è un problema precarietà».

 

Calano le stime sul Pil: servirà una manovra bis ?

«Curioso che, cambiato il governo, improvvisamente le stime sul Pil scendano. Penso non ci sarà una manovra bis».

 

Ma si riducono i margini per il 2019. La riforma fiscale sarà rinviata al 2020?

«No. Questo è il governo del coraggio. Sappiamo che dobbiamo ridurre gli sprechi, ma all’Europa diciamo che l’Italia ha bisogno di temporanea flessibilità sul deficit. A chi si scandalizza dico che la Francia è stata 6 anni in procedura di infrazione e la Germania da 10 anni ha un eccessi di surplus commerciale».

 

Chiederete più deficit?

«Deve poter crescere di quello che serve per fare la flat tax, che non può essere fatta a pezzettini. La dobbiamo fare tutta e subito affinché abbia effetto. Bruxelles deve consentirci di utilizzare le entrate straordinarie, come quelle che verranno dalla pace fiscale, sapendo che dal terzo anno la flat tax si finanzia da sola».

 

Rinvierete la riforma delle pensioni?

«No, per il superamento della Fornero bastano 5 miliardi nel 2019».

 

Allora rinvierete il reddito di cittadinanza?

«E perché? Sono sufficienti due miliardi per avviarlo».

 

La flat tax quanto costa?

«Cinquanta miliardi»

 

Considerando anche 12,5 miliardi per le clausole Iva, arriviamo a una manovra da 70 miliardi nel 2019. Come la coprite?

«Sì, si tratta di quasi 4 punti di Pil. Li copriamo, per circa un punto e mezzo con la pace fiscale e col taglio degli sprechi della spesa. Il resto in deficit. L’importante è che l’Europa ci autorizzi ad arrivare anche al 2,6-2,7% di deficit, tanto poi ne facciamo meno, man mano che arriveranno i risultati della flat tax».