Siri (Lega): «Tav, c’è un impegno con la Francia. Prima misura? Pace fiscale»

Domenica, 20 Maggio, 2018

ROMA — Armando Siri, senatore e consigliere economico di Matteo Salvini, cosa ne pensa della dichiarazione di Luigi Di Maio che ha definito l’Alta velocità Torino-Lione «un’opera inutile» che oggi non serve più?
«La questione Tav non va demonizzata ma non va nemmeno banalizzata. Ci troviamo di fronte a un’opera che ha ricevuto la ratifica di due Parlamenti, ovvero di quello francese e di quello italiano. Quindi dovremmo essere capaci di conciliare sia le esigenze del territorio che ci chiede una ridefinizione del progetto, sia le aspettative dei colleghi francesi con cui abbiamo preso un impegno».

Non crede che questa differenza di vedute possa far vacillare un governo che ancora deve partire?
«Sono convinto che si troverà una soluzione. Sopratutto per il nostro Paese che non merita di essere emarginato per la sua carenza infrastrutturale».

Chiuderete l’Ilva, come desiderano i Cinque Stelle?
«Di sicuro servirà subito un piano per adeguare gli standard di sicurezza ambientale e per garantire il bene primario della salute dei cittadini. Per fortuna le nuove tecnologie ci consentono di scongiurare una chiusura tout court degli impianti, assicurando e salvaguardando così i tanti posti di lavoro e le nostre quote nell’acciaio oltre che confermare l’importanza industriale strategica dell’Italia».

Lei è l’inventore della flat tax italiana. Come si può conciliare la tassa piatta con il reddito di cittadinanza?
«Prima di ogni cosa faremo la pace fiscale».

Che cosa significa?
«Significa dare la possibilità a milioni di piccoli contribuenti in difficoltà economiche di stralciare con una piccola quota il loro debito con Equitalia».

Dove troverete le coperture per la flat tax?
«La flat tax per le imprese e per le famiglie sarà in vigore dal 2019. E ha un costo di circa 50 miliardi. Dalla pace fiscale ci aspettiamo introiti per circa 35 miliardi. Abbiamo poi previsto una spending review per almeno una ventina di miliardi. A ciò si aggiunge l’abolizione di una serie di tax expenditures (decontribuzioni, bonus fiscali). Un’ultima parte di introiti potrebbe infine giungere dalla cessione del patrimonio pubblico immobiliare non strategico».

Nel frattempo il ministro francese dell’economia Bruno Le Maire sostiene che la stabilità della Ue possa essere messa a rischio se il prossimo esecutivo italiano non rispetterà i suoi impegni sul deficit e sul debito. Cosa risponde?
«(Sorride, ndr) Credo sia il caso di incontrarci presto con i nostri amici europei per evitare di commentare notizie che spesso sono solo indiscrezioni».

Quanto sono compatibili la Lega e il M5S?
«Non è stato facile ma nemmeno difficile raggiungere un punto di sintesi. È evidente che siamo due realtà politiche alternative, ma al tavolo abbiamo avuto un’unica linea guida: rispettare gli impegni che ci siamo presi in campagna elettorale. Questa era la cosa a cui teneva di più Matteo Salvini».

Il premier sarà Conte?
«Dovreste chiedere a Matteo Salvini e Luigi Di Maio».

Sarà un esecutivo più a trazione leghista o a trazione pentastellata?
«Auspico che sia un governo che faccia le cose».

Farà il ministro?
«Mi faccia partire che ho un volo per Londra».