Tutti in classe, ritornano le scuole di partito.

Venerdì, 15 Aprile, 2016

Sembravano finite. E invece le sedi di formazione sono rinate. Da quella del Pd, alla Lega. Le frequentano centinaia di giovani poco ideologici e molto concreti. Li abbiamo sentiti.Al  km 22 della via Appia il cartello che avvertiva di svolta a sinistra, in prossimità dell' ottocentesca villa di Frattocchie, non esiste più. Come non si ha più  traccia del  celebre biliardino dove i compagni si sfidavano nelle pause delle lezioni che si svolgevano nell'austera aula magna della villa, nella quale campeggiava severo La Battaglia dell'Ammiraglio, il quadro di Renato Guttuso che  ritraeva Luigi  Longo  e Giancarlo Pajetta  nelle vesti  di eroici garibaldini e del povero Elio Vittorini, colpevole di aver  polemizzato con il Migliore, in divisa borbonica. Tempi di egemonia culturale, quando  la politica si imparava  a scuola, naturalmente di partito.  Roba del secolo scorso, spazzata  via dalla fine  del  Secolo  Breve  e dall'arrivo della rivoluzione digitale.

Eppure, a 25 anni dalla chiusura della storica  scuola di Frattocchie, «Un'esperienza  dottrinaria»  la definì  con una punta di sarcasmo  Pietro Ingrao, oggi è tutto  un fiorire di seminari,  accademie, corsi  e scuole  di formazione politica, improvvisamente tornati di moda;  forse perché il «deficit di elaborazione», per  usare  un'espressione novecentesca, ha raggiunto livelli di guardia, dopo che negli ultimi 2 decenni la selezione della classe dirigente  politica ha privilegiato la logica dell'appartenenza o della sintonia al capo di turno rispetto a quella del merito e delle capacità.

Sui banchi di scuola però non ci sono  più quadri e dirigenti politici, che un tempo venivano spediti a studiare direttamente dal partito, ma per lo più giovani amministratori locali o studenti universitari alle prime armi  ma già perfettamente consapevoli che competenza e conoscenza siano  diventati  strumenti indispensabili per interpretare la complessità delle sfide future. «Credo che la nostra generazione possa  fornire un contributo importante in termini di innovazione e di cultura politica riformista», racconta Federico Castorina, 26enne laureato in giurisprudenza e consulente legale d'impresa, che sta frequentando «Classe Democratica», la nuova  scuola  di formazione politica del Partito Democratico alla quale partecipano quasi 400 giovani, 200 provenienti dalle federazioni del partito e altri  170 i selezionati tra le oltre  1.200 richieste ricevute. « Non sono un militante iscritto al partito, ma ritengo che il corso rappresenti una  ottima opportunità per confrontarsi e dialogare su tutta una serie di tematiche con tecnici,  esperti e professionisti della  politica » . È stata invece definitivamente messa  da parte la Summer School di veltroniana memoria che si teneva  a Cortona, dove una volta  un  ministro dell'attuale governo Renzi arrivò a preconizzare, in un momento di eccessivo  entusiasmo dettato forse  dalla necessità di animare una platea annoiata, la fine del sistema capitalistico. Compagni che sbagliano.

Chi si sta muovendo oltre le tradizionali logiche partitiche, con un approccio orientato più  verso  Bruxelles che non verso palazzo Chigi, è la scuola di formazione politica ideata da Enrico Letta, che si tiene a Roma nella sede dell'Arel, la fondazione nata nel 1976 da un'intuizione di Nino Andreatta.  Garanti  della scuola, gratuita, due  nomi  di eccezione come Emma Bonino e Pascal Lamy.  «La nostra non è una scuola di formazione di partito. Anzi,il nostro obiettivo è quella di trasformarla in una vera e propria scuola euro­ pea, già dal  prossimo anno», ci tiene  a precisare Marco  Meloni,  parlamentare democratico e direttore della  scuola.  Il corso di formazione è partito a ottobre e terminerà a giugno 2016, quando i partecipanti andranno a Bruxelles per assistere a un ciclo di conferenze, da quella  di Federica Mogherini a quella di Martin Schulz, presidente del parlamento europeo. Cento i ragazzi selezionati, tutti giovanissimi (età dai 18 ai 25) ma già con un iniziale profilo da classe dirigente: vivono o hanno vissuto all'estero, parlano correttamente più lingue straniere e discutono con cognizione di causa di Schengen o di policy advising come un tempo si poteva discettare di legge truffa o compromesso storico.  «La crescente indifferenza  alla  politica si combatte con la competenza, non con il populismo» spiega Lidia Sirna, 21 anni, laureanda in scienze politiche. «Onestamente non so quale sarà la mia professione, mi piacerebbe fare la giornalista, ma quello che mi ha attirato del corso è stata la possibilità di approfondire una formazione politica di eccellenza». Inoltre, aggiunge Silvia Marchi, laureata in Economics and  Political Science alla  Statale di Milano,  «la scuola  oltre a fornirti le competenze necessarie crea  un momento  di riflessione che  nelle  università a volte  manca.  Ci fanno ragionare, ma senza  indirizzarci verso idee  preconfezionate». Come ha spiegato il politologo  Marc Lazar  in un incontro con gli studenti, la politica non deve più essere considerata una carriera ma solo uno dei tanti  mestieri  della vita.«Difficile non essere d'accordo» commenta Siddhartha  Pandit,  19enne di Padova, al primo anno di università. «lo studio medicina ma sono curioso, ho sempre  studiato anche la storia  e la filosofia, e non accetterei mai di abbandonare le mie passioni. Per  questo un  domani mi piacerebbe mettere  a disposizione il mio tempo e le mie competenze».

Slogan a parte, anche a destra qualcosa si muove. Soprattutto dalle parti di via Bellerio dove la Lega è stata tra i primi a comprendere  l'importanza di iniziare a lavorare su una futura  classe dirigente. «Bisogna imparare a processare  i dati, conoscere a fondo gli argomenti di cui si parla, la politica dei sentimenti  non basta  più, sono  gli elettori a richiederci questi cambiamenti», spiega Armando Siri, consigliere economico  di Matteo Salvini (sua l'idea della flat-tax),  che ha messo in piedi una sorta di Frattocchie leghlsta: 2 corsi di formazione speculari che si svolgono a Roma e Milano,a cui partecipano 150 persone ciascuno  e ospiti che non ti aspetteresti, a cominciare  da sindacati e Confindustria. Anche qui  circa  la metà  degli iscritti, media intorno ai 30 anni, non ha in tasca tessere  di partito. «Per me la politica è passione, ma spesso l'immagine che  ci arriva filtrata dai media non corrisponde alla realtà. Così ho deciso di partecipare alla scuola di formazione politica  per guardare più da vicino questo mondo», racconta Ilaria Sacripanti, avvocato di 27 anni.  Risultati? «Una maggiore consapevolezza sulle questioni economiche e fiscali, che sono i temi che più mi stanno a cuore».  Una volta finito il corso base via alla summer-school estiva, con i laboratori di approfondimento.

Più nebulosa la situazione dentro Forza  Italia, dove  è definitivamente tramontato il sogno  berlusconiano di una  grande università  liberale, « pensatoio »   di menti illuminate. Al momento ci si accontenta di qualche mini winter school regionale, l 'ultima  in Puglia, dove   si studia  public  speaking e si simulano casi reali. «Stiamo rimettendo in moto il coordinamento nazionale»  assicura Alessandro Cattaneo, delega  alla  formazione da 5 mesi, «entro ottobre 2016 lanceremo una  convention nazionale sulla formazione».

Chi invece guarda  ai corsi di formazione come un antico  retaggio del passato, e dunque come il male assoluto,  è il  Movimento 5 Stelle ,  che  nel  2014 stroncò  sul nascere,  via blog, tentativi di esponenti locali di dar vita a scuole di politica: «Il M5S non è un partito e non ha bisogno di imitazioni  di scuole politiche  di indottrinamento come quella delle Frattocchie del Pci». Chissà se qualche leader  pentastellato  ha  mai  varcato il portone della fondazione Gramsci, a Roma, dove sono conservate le lettere di Palmiro Togliatti. Una di questa recita:  “Non è facile dire come si studia, più facile osservare come la maggioranza dei nostri compagni, anche dotati di buona qualifica, non sanno  studiare e non studiano, anche quando  credono di studiare”.

(fonte: http://www.repubblica.it/venerdi/   Giuliano Malatesta)